Alla Galo Art Gallery la mostra Ephemeral Beauty di Mr. Wany assieme a Mr. Deep show

Interviste, Recensioni

Una mostra, come l’ha definita Mr. Wany stesso, “che è per gente del settore”. Una mostra che spiega, celebra e interpreta il percorso che i graffiti hanno compiuto a partire dagli anni Settanta nella subway newyorkese per arrivare, parecchi anni più tardi, anche in Italia.

È la mostra Ephemeral Beauty di Mr. Wany che, assieme allo show di Mr. Deep, andrà in scena alla Galo Art Gallery di Torino a partire da domani sera. Un’esposizione, almeno quella di Wany, che nasce alcuni anni fa e che porta, a fianco di alcune opere del passato, anche lavori inediti creati dall’artista appositamente per questa importante occasione. Ho fatto due chiacchiere con lui per capirci qualcosa di più.

Wany, come inizia l’idea della tua mostra Ephemeral Beauty? E perché ha questo nome?

L’idea della mostra nasce tanti anni, almeno 5 o 6, ed è un tributo al Writing anni ‘70 e ‘80 della subway di New York. Non è un caso che il titolo, Ephemeral Beauty, voglia essere una sorta di comparazione tra il mondo animale (per esempio quello della farfalla, che è anche la foto di copertina dell’evento, che vive solo poche settimane dopo essere stata crisalide) e quello che succede con i writer. Persone come Phase 2 sono individui che hanno inventato questo movimento ma che sono sempre stati presi a calci nel sedere accusati di essere solo dei vandali, con il risultato che mentre oggi un’opera di Phase 2 ha un valore inestimabile, d’altra parte non esiste più nemmeno un suo pezzo sui vagoni della metro di New York  (se non nelle foto di Cooper e Chalfant).

Che tipo di opere metti in mostra?

Le più disparate, ma tutte hanno uno scopo ben preciso: rappresentare, nella loro singolarità, una riflessione sul movimento. Ecco quindi che si susseguono opere su tela, su legno, foto ma anche sculture e installazioni (come un vagone della metro tutto cucito in tessuto, con tanto di fondale dipinto e bombing in feltro): addirittura in alcuni passaggi lascio la parte artistica per dilungarmi sullo studio di chi ha inventato quella freccia, quello stile, prendendo le foto degli artisti passati e studiandone i dettagli. Prendi, per esempio, Roma e Milano: nonostante tutte e due abbiano un ceppo comune che è quello dello stile newyorkese appreso dai due grandi classici di questo movimento (Spraycan Art e Subway Art), ogni città ha preso delle derive molto personali, portando avanti uno studio del tutto autonomo sulle lettere e sulla rappresentazione.

C’è una storia che ti ha tanto colpito in questa tua ricerca?

Sì, e la racconto anche nella mostra: sul finire del anni ‘80 il Comune di NY sostituì gran parte dei vagoni della metro con degli esemplari nuovi e quelli vecchi, pieni di opere, li prese e li buttò nell’oceano: ci sono video in cui una piattaforma e un braccio meccanico prendono i vagoni e li gettano nel mare ed è proprio da quelle immagini che sono stato colpito al punto di rendere il mio racconto una fiaba, disegnando le carrozze con una coda come se fossero balene.

Insomma, una mostra  per veri intenditori..

Sì, è per la gente del settore: la cosa che mi diverte è quello di fare sentire “ignoranti” persone che non si sono acculturate abbastanza e fare capire loro che il ruolo dell’artista non è solo quello di dipingere ma anche quello di spiegare. Nella sua vita writer vive continuamente questa ricerca stilistica che evolve sempre. A me poi si aggiungerà la ricerca di Mr. Deep, col quale facciamo solo alcune opere a quattro mani perché, per il resto, il percorso espositivo prevedrà due mostre distinte.

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