Treni in regalo? Ecco le proposte dei writer per l’uso delle carrozze

Interviste

Trenord regala treni. No, non si tratta di una fake news o di una goliardata alla Lercio: avete capito bene. L’azienda costituita da Trenitalia e da FNM SpA che fa muovere milioni di passeggeri l’anno in tutta la Lombardia ha emesso un bando di gara aperto a tutti per la cessione e il ritiro a titolo gratuito di materiale rotabile ante anni Ottanta non più idoneo a circolare. Scadenza 5 marzo 2018.

Una notizia che non è passata inosservata, specie agli occhi dei writer che spesso sono saliti su quei treni (e non solo a scopi di trasporto pubblico). Al punto che l’informazione data da qualche testata locale ha fatto il giro dei social finendo anche sulla bacheca di Thomas Rivolta che, menzionando prontamente altri writer amici, ha dato vita a una discussione interessante sul possibile utilizzo di questi convogli.

“L’idea – mi spiega Thomas – è quella di creare un luogo dove poter dipingere i treni e che diventi spazio polifunzionale per eventi e manifestazioni. A New York, per esempio, esiste Tuff City, che è uno spazio dove sono state ricreate le fiancate di un certo numero di carrozze della mitica metro di NY e di volta in volta writer storici e non, newyorkesi o meno, vengono invitati a dipingere. Il tutto viene documentato con video, foto, interviste”.

Già, New York. Ma dove si potrebbe ricreare un ambiente di quel tipo a Milano? Facile: “Nello scalo Farini, per esempio: – continua Thomas – so che l’area è tra le gli scali ferroviari in riprogetto come Porta Romana, Porta Genova e molte altre, quindi pensavo che non sarebbe niente male poter mixare un riprogetto a parco urbano dello scalo Farini sfruttando comunque la preesistenza dei binari. Ma immagino che l’idea sia applicabile in qualsiasi spazio adeguatamente dimensionato, in più i vagoni possono essere utilizzati anche internamente se svuotati. Insomma, sarebbero perfetti!”.

Ok, ma una cosa (cruciale) non mi è chiara: come gestire i flussi di persone che, lecitamente, vogliono dipingervi sopra? Thomas ha una risposta anche per questo: “Per quel che riguarda la libertà di utilizzo direi che dipende dalla “grandezza” dell’idea: avendo a disposizione molti vagoni, utilizzandoli a gruppi di due o tre, alcuni potrebbero essere lasciati liberi mentre altri riservati ad eventi speciali. Questo preserverebbe dall’usura parte del parco carrozze”.

Geniale. Quando si inizia? “Beh – mi stoppa Thomas – l’idea ha fondamentalmente due grossi (anzi, enormi) problemi: i costi di trasporto delle carrozze (“gli oneri per il ritiro e il trasporto saranno a carico del ritirante”) e una location adatta ad ospitarli (“che si impegna a conservare quanto ritirato per almeno 5 anni”). Immagino che solo tramite le istituzioni sarebbe possibile farsi carico di ciò”.

È della stessa idea Zibe: “Bisogna vedere se il Comune è disposto a dare una mano – mi dice – perché a Milano manca proprio un progetto di quel tipo (tipico, invece, di molti paesi esteri). Un posto del genere, che potrebbe essere adibito in spazi come gli scali ferroviari o i parchi come quello che c’è nel quartiere Adriano, potrebbe essere non solo una valvola di sfogo antitetico alla repressione ma anche un luogo in cui creare indotto per un intero quartiere”. Ossia? “Beh – mi fa riflettere – pensa a cosa ci si potrebbe costruire dentro e intorno: bar, locali, un ostello.. a Milano hanno costruito le terme dentro ai tram!”.

E mentre Airone propone un uso museale di questi treni, inserendoli in realtà milanesi come il Museo nazionale della scienza e della tecnologia o di provincia come il MaGa di Gallarate, Vandalo suggerisce una location parecchio azzeccata con il contesto: “Se ne potrebbe mettere uno nel piazzale antistante il Leoncavallo: in questo modo non solo il treno sarebbe calato in una realtà pienamente writing ma non ci sarebbero nemmeno eccessivi costi di trasporto dal momento che la ferrovia corre lì vicino”.

[Foto di copertina: Airone]

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