H&M contro Revok: “I graffiti illegali non sono protetti dal diritto d’autore”

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La notizia è del 9 marzo scorso, ma in pochissimo tempo ha fatto il giro dei social scuotendo in particolar modo gli animi degli utenti di Instagram: succede, infatti, che negli States si stia combattendo l’ennesima guerra a colpi di avvocati sul tema del diritto d’autore applicato ai campi di Street Art e Graffiti.

Ma andiamo con ordine. Come riportano diverse riviste di costume americane, l’artista che ha portato in Tribunale Roberto Cavalli nell’agosto 2014 per avere presumibilmente copiato la sua opera d’arte, Jason Williams in arte Revok, ha deciso di replicare il copione chiamando il suo avvocato a inviare una lettera al colosso svedese del fast fashion H&M e accusando quest’ultimo di avere “incluso il suo (di Williams, n.d.r.) lavoro originale in una campagna pubblicitaria per i prodotti H&M senza il suo permesso o la sua conoscenza”.

Nella lettera, datata 8 gennaio 2018, l’avvocato di Williams chiedeva che H&M “cessasse immediatamente” l’uso della campagna pubblicitaria per la linea New Routine contenente le immagini di un pezzo di Revok, realizzato da quest’ultimo nel campo di pallamano William Sheridan Playground a Williamsburg, Brooklyn. Sempre dalla lettera si apprende che la campagna incriminata è dell’ottobre 2017 e ritrae un modello davanti al graffito di Revok sia in una foto sia in un video pubblicato sul sito web di H&M per promuovere la linea di abbigliamento sportivo maschile.

Ebbene, secondo voi che cosa ha deciso di fare H&M? Beh, la casa di moda si è scusata, ha risarcito l’artista per il danno subìto e gli ha chiesto di collaborare attivamente e sotto congrua retribuzione per il tempo a venire.

No, ovviamente sto scherzando: H&M ha infatti risposto alla lettera facendo causa a Revok. Avete capito bene: qui ne potete leggere il testo integrale.

Nell’atto, la casa svedese sostiene che, poiché quella definita da Revok come “opera d’arte” è in realtà “non autorizzata e costituente atto di vandalismo”, il signor Williams non ha alcun motivo per rivendicare il diritto d’autore: “La protezione del diritto d’autore – vi si può leggere – è un privilegio ai sensi della legge federale che non si estende alle opere create illegalmente”.

Ma c’è di più. Nella stessa lettera, infatti, H&M dichiara di avere contattato, in data 18 gennaio 2018, il DPR (dipartimento dei parchi e delle attività ricreative della città di New York) per verificare se fosse o meno necessario il permesso dell’artista a utilizzare la sua opera per scopi pubblicitari. Nella sua risposta, datata 26 gennaio 2018, il DPR avrebbe successivamente risposto che il graffito “non è autorizzato e costituisce vandalismo e deturpazione della proprietà di New York City”.

Insomma, pare proprio che il dibattito sulla vexata quaestio se l’arte di strada sia protetta o meno dalle leggi statunitensi sul diritto d’autore sia ancora del tutto aperto. Non c’è da stupirsi: anche nella culla dei graffiti, infatti, la legge è assai fumosa.

Ai sensi della legislazione vigente, un’opera riceve immediatamente protezione solo se è “originale e fissata su qualsiasi mezzo tangibile di espressione”, come dichiarato in 17 U. S. C. § 102(a). Laddove applicabile, poi, la legge sul diritto d’ autore conferisce al creatore di un’opera d’arte originale il diritto esclusivo di riprodurre l’opera, anche in foto.

Circostanze, queste, che sarebbero perfettamente applicabili alla situazione in cui si trova Revok al momento, se non fosse che H&M sta giocando sullo stesso cavillo su cui hanno fatto leva nel 2016 anche Jeremy Scott e Moschino: quello dell’illegalità.

Che dire se non same old story? A noi non resta che aspettare la sentenza definitiva che emanerà il giudice e, nel frattempo, supportare la causa degli artisti che a gran voce su Instagram stanno facendo ricolare questo messaggio:

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