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Gli Art of Sool arrivano alla Key Gallery di Milano

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Arte, musica e amici: è stata la serata perfetta quella di ieri alla Key Gallery di Milano, dove ha inaugurato la mostra “Art of Sool | Exhibition and more” aperta fino al prossimo 7 aprile. Ventuno opere (“dai titoli demenziali”, come le ha definite IlClod) realizzate dall’affiatato trio camuno e accompagnate dalla presentazione di alcuni lavori realizzati dal gruppo per i brand Clipper e Dolly Noire, oltre che da tanta buona musica a base di DjSet e di Live HipHop con LoopBusters.

E mentre dentro alla galleria di Consiglia Matw (Marco Comini) sparava rime sul beat, IlClod (Claudio Cretti) e io abbiamo fatto una chiacchierata sull’esposizione milanese e sulla storia della loro attività: “La mostra che vedi – mi racconta Claudio – è una raccolta di lavori che unisce opere che vanno dal 2014 al 2018. Quello che in tutto questo tempo ha caratterizzato le nostre opere è un continuo cambiamento nel modo di dipingere: ci piace sperimentare e spesso quello che facciamo esce dallo stile Sool… forse perché non esiste uno stile Sool! È questa la cosa che mi piace delle nostre opere: le persone non capiscono mai che queste sono realizzate da tre mani diverse”.

Tuttavia, aguzzando la vista, il tratto di ciascuno è riconoscibile. “Certo – continua Claudio – perché ognuno mette nell’arte che facciamo la propria ricerca: io per esempio ci metto la parte fumettistica (sì, da grande mi sarebbe piaciuto fare il fumettista e al momento sono a quota due fumetti stampati) ma al momento sto approfondendo la ricerca sulla grafica americana degli anni Cinquanta. Eppure, credimi, noi stessi non troviamo un campo in cui incasellarci e dire “Ecco, questo è Sool”. E sai perché? Perché fondamentalmente lavoriamo divertendoci”.

Un punto fermo comune, però, ce l’avete: la Valle Camonica. “Sono anni – prosegue Claudio – che portiamo avanti la battaglia dell’arte pubblica nella nostra terra. Pensa che molti nostri compaesani non credono nemmeno che siamo di quelle zone: molti ci scambiano per dei milanesi. Eppure la nostra arte piace ai locali e noi puntiamo molto sulla valorizzazione di un territorio che non tutti sanno essere patrimonio Unesco. Quando questa estate abbiamo realizzato Evoolution abbiamo approfittato della nostra prima opera nel progetto Wall in Art per spiegare come ci siamo evoluti noi e come si è evoluta l’arte dei graffiti in quella che viene riconosciuta a livello mondiale come la valle dei segni. Io stesso amo raccontare nelle mie opere il nostro territorio mettendo alcuni segni tipici della tradizione camuna: del resto non sappiamo dove andiamo ma sappiamo da dove veniamo”.


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