Milano Art Week 2018: una visita al MiArt e a W.A.L.L. di Eron

Foto, In Italia, Recensioni

In una Milano tutta infiocchettata, a qualche ora dalla fine della Milano Art Week e con il Salone del Mobile (con relativo Fuori Salone) alle porte, mi sono concessa un pomeriggio a base di arte con un ospite d’eccezione: l’amico (e ormai anche confidente) Rendo.

Per due contemporaneisti come noi la prima tappa di una domenica calda ma nuvolosa non poteva che essere il MiArt. Senza lode e senza infamia, as usual, l’edizione di quest’anno non ha portato particolari pezzoni di Street Art tra gli spazi di Fieramilanocity. Se non fosse per un artista: il sudafricano William Kentridge, autore del fregio “Triumphs & Laments: a project for Rome”, che nell’aprile 2016 inaugurò la sua personale “Triumphs, Laments and other Processions” alla Galleria Lia Rumma di Milano.

Una mostra emozionante, che aveva portato negli spazi di via Stilicone i disegni a carboncino su fogli di vecchi registri contabili, gli inchiostri preparatori, le sculture, gli arazzi e i cut-out creati per l’opera romana di 550 metri. Oggi molte di quelle opere sono state vendute o risiedono in qualche magazzino e solo una ha trovato spazio nello stand della galleria: si tratta di una scultura, alta poco più di un metro e larga la metà, che rappresenta una delle tante teste dei personaggi raffigurati sul lungo murale.

Con un poco di imbarazzo Rendo chiede al ragazzo dello stand quanto costano le opere di quella serie e quest’ultimo, con un pizzico di ironia (qualità rarissima in questo ambiente), ci risponde: “Tranquilli, nemmeno io me le posso permettere: siamo sugli 80mila Euro”.

Beh, quanto meno, a differenza di altre installazioni presenti in fiera, quella di Kentridge si può incartare. Decidiamo quindi di dirigerci verso qualcosa di più vicino alle nostre corde (almeno per quello che riguarda il prezzo): l’opera d’arte murale che Eron ha inaugurato qualche giorno fa a pochi passi da Fieramilanocity, nel cuore di Citylife. Qui, tra gli edifici di Zaha Hadid, Daniel Libeskind e Arata Isozaki, corre W.A.L.L., Walls Are Love’s Limits, una parete di circa 1000 metri quadri che Eron ha trasformato in un muro contro i muri.

Realizzata in soli due giorni, l’opera nasce infatti dall’idea di Eron di trasformare il muro come tale nel soggetto stesso dell’opera: non è un caso che il riminese abbia sfruttato certi elementi materici (come per esempio le scanalature presenti tra i singoli pannelli di cui è formato il divisorio) per raffigurare il filo spinato di certe zone di confine. A ben vedere, poi, ogni spina del filo contiene le lettere ripetute all’infinito a formare i nomi dei cinque continenti.

L’insieme non è altro che un paesaggio raffinato, poetico, dalle tonalità neutre e delicate della nebbia bucata dal sole, tipiche del suo stile: in corrispondenza del sole, poi, il filo spinato si dissolve per effetto del forte bagliore di luce a forma di cuore che lo neutralizza sia visivamente sia simbolicamente.

Nota del curatore: l’opera, infine, sarà completata con la sua stessa demolizione per decisione dell’artista, dopo circa due anni, potenziando il significato di annullamento delle barriere che i potenti della terra continuano a costruire per separare i popoli.

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