Talking Walls: 16 scienziati (e gli Orticanoodles) per due istituti superiori di Milano

Interviste

Quando era una giovane liceale e facevo politica a scuola, il mio e nostro sogno era quello di avere le pareti esterne del Liceo Parini ricoperte da murales. Ma niente, ai vecchi parrucconi dell’istituto scolastico più snob di Milano questa cosa non è mai andata giù, sia che gli proponessimo di disegnare cuoricini sia che gli proponessimo di farlo su pannelli smontabili per preservare i pregiati muri dipinti di color grigio carcere.

Pensate dunque a quale (piacevole) stupore mi ha pervasa quando ho saputo che non uno ma ben due istituti milanesi verranno presto invasi dal colore di chi fa murales da tutta una vita. Pensate, poi, a quanto questo stupore sia stato alimentato nel leggere con ancora maggiore piacere i nomi delle persone coinvolte nel progetto Talking Walls: Orticanoodles ai pennelli, Fondazione Cariplo e Fondazione Arrigo e Pia Pini in regia e gli amici Emanuele Lazzarini e Alice Cosmai dietro alle cattedre per formare i 60 studenti delle classi IV dell’Istituto Tecnico Industriale Statale “Ettore Conti” e del Liceo Scientifico “Vittorio Veneto”.

“Il progetto – mi racconta Emanuele – nasce da una mia idea del 2014: passavo spesso di lì e ho pensato che quello fosse il luogo perfetto per fare cose interessanti. In Comune era in atto la discussione sui 100 muri liberi e quei muri della scuola si prestavano particolarmente a un discorso imperniato sulla costruzione di un legame con gli “abitanti” del luogo”.

Il primo contatto è stato dunque con Wally: “Con lui – procede Emanuele – sono andato prima a trovare i presidi, trovando da parte loro grande supporto, poi alla Città Metropolitana, che è il padrone dei muri. Qui le cose si sono fatte un po’ più difficili e, dopo una serie di peregrinazioni, ho conosciuto Alice e con lei ho iniziato a costruire il progetto per il bando “La mia scuola accogliente” del Miur. Il progetto, tuttavia, non è mai entrato nella graduatoria dei progetti vincitori e i soldi non si sono mai visti: da qui un lungo periodo di stand by, allungato dal fatto che nel frattempo è finito il mio mandato”.

Solo un anno fa è giunta la bella notizia: “Alice mi ha chiamato dicendomi che aveva trovato un modo per finanziare il progetto: le Fondazioni Arrigo e Pia Pini e Cariplo. Mi sono così proposto di coordinare i workshop preliminari, durante i quali abbiamo chiesto ai ragazzi uno sforzo creativo duplice: quello di ricercare una serie di figure legate al tema della ricerca per i più deboli ma anche un modo creativo per raccontare i personaggi ai loro compagni attraverso la pittura e altre declinazioni artistiche. Alla fine abbiamo selezionato una parte dei personaggi proposti, quelli ritenuti più coerenti e più facili da legare a un filo logico di narrazione”: 16 scienziati che hanno contribuito con il loro operato a migliorare la vita dei disabili e dei più deboli.

Il progetto, che è iniziato a ottobre, verrò concluso entro la fine del mese di aprile.

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2 pensieri su “Talking Walls: 16 scienziati (e gli Orticanoodles) per due istituti superiori di Milano

  1. Gli anticipatori, visionari spesso sono incompresi, fuoritempo … ma crono rende sempre il dovuto a chi ha la pazienza dell’Arte!

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