Beast e il fotomontaggio: “La mia opera non è solo satira, ma un gioco di immagini tra vero e falso”

Interviste

Avevo scritto di lui, senza interpellarlo, nel lontano 2015, quando il blog aveva meno di un anno e io ero proprio alle prime armi: all’epoca mi ero fatta mille paranoie sul fatto che, se mai mi avesse letto, avrebbe potuto non approvare la visione che avevo non solo del suo modus operandi ma anche dei suoi fotomontaggi. Ma una cosa certa c’era: le sue opere mi facevano davvero impazzire.

Oggi, a distanza di 3 anni da quell’articolone freddissimo, la passione per le sue opere è rimasta, mentre a essere cambiata è un’altra imprescindibile variabile: finalmente l’ho intervistato (per telefono). Lui è Beast, autore di un sacco di fotomontaggi illegali e a tema politico. Le sue opere sono finite nelle gallerie di mezza Europa, ma quello che sta scaldando gli animi dei cittadini e dei giornalisti è il suo ultimo fotomontaggio illegale: apparso a Milano, raffigura Salvini, Raggi e Di Maio che, per mano, corrono spensierati.

Avevo già scritto che in un’intervista del 2013 avevi detto che non sei in grado di fare la “O” col bicchiere. Questo non fa di te un artista: ma quindi, chi sei?
Non mi piace parlare di me, quindi non ti dirò chi sono. Piuttosto, ti dirò cosa sono: un artigiano. Ecco che cosa sono. Per me un artista è Pablo Picasso, mio sommo maestro: come posso pensare di competere con certi mostri sacri?

Mi spieghi la tua ultima opera a Milano?
Era da un po’ di tempo che avevo in mente di fare quella cosa lì, di mettere cioè insieme Salvini, Di Maio e la Raggi cercando qualcosa che li unisse. Ma solo dopo gli eventi romani legati alla Street Art è arrivata la spinta: avevo infatti trovato la foto di una ragazza che corre in campagna e, partendo da quella, ho pensato di comporre vari elementi. La Raggi sembra la ragazza di The Dreamers di Bartolucci, Salvini, che è il rustico legato al territorio, l’ho trasformato in quel capellone che non è mai stato e Di Maio, che è sempre un po’ contratto (dai, sembra sempre Big Jim!), si lascia andare nella corsa.

Nessuno l’ha rimossa: secondo te perché, a differenza di quanto successo a TvBoy a Roma?
In realtà non so con precisione se sia stata rimossa o meno, ma, qualora sia sempre lì, non me lo spiego bene. Forse, complice il Salone del Mobile, la vorranno tenere perché si presenta bene, non è fatta a bomboletta e non è deturpante. Insomma, può sembrare una decorazione fatta apposta!

Se dovessi raffigurare l’attuale situazione politica, con un Governo che non è ancora stato formato, come la raffigureresti?
Difficile da dire: c’è uno stallo vero e proprio e lo scenario che ci si prospetta è quello in cui può succedere di tutto. Mi era balenata in testa l’idea di fare qualcosa su chi è praticamente scomparso, ossia il centro sinistra, con Renzi che è passato da un’esposizione al 100% a zero.

Qual è la tua formazione?
Diciamo che non ho niente a che fare con il mondo graffitaro e Hip Hop, non ho quel background: non uso bombolette ma faccio fotomontaggio. In comune con la Street Art ho dicerto la strada, ma la uso solo come veicolo per farmi conoscere il più possibile.

Ma Milano, e tutta la sua storia legata al mondo Hip Hop, ha anche solo in parte influito sulla tua produzione?
Guarda, in tutta la mia vita non ha mai visto un murales a Milano che mi piacesse: tante opere, sì, ma niente che avesse a che fare con quello che ho visto all’estero, con le opere fatte da stranieri. Forse si salva solo Blu, che è a livelli mondiali.

È per questo che, alla fine, hai scelto il fotomontaggio politico affisso nello spazio pubblico e non, chessò, i treni illegali con le bombolette?
Per potere fare quello che volevo fare con bombolette e pittura, cazzo, devi essere Picasso o Caravaggio: non ci sarei mai arrivato tecnicamente se non lavorando digitalmente. Con Photoshop hai possibilità infinite, pure creare la Merkel che lavora all’ufficio immigrazione, si tratta di capire quanto tempo puoi (e vuoi) dedicare all’immagine.

Come operi? E come fai a mantenere l’anonimato?
Per la seconda domanda.. beh, semplice: non lo dico a nessuno! Solo in tre o quattro persone sanno quello che faccio, non mi sono mai fatto vedere di persona, nemmeno quando parlo coi giornali.. nemmeno i miei genitori sanno qualcosa di quello che faccio! Per l’operatività, oltre alle regole base di controllo del territorio per non essere scoperto, ho due metodi di lavoro; il primo è indoor e lo faccio spesso nei mesi invernali: ideazione ed editing, poi stampa (in più pezzi se l’opera è molto grande). Il secondo è outdoor e lo tengo per i mesi estivi: uso colle che sono a effetto ventosa, molto forti, che quindi hanno tempi di presa di molto rapida (questo perché i tempi in esterno non devono superare la mezz’ora).

Sul blog mi fermo a parlare di te al 2015: da quella data a oggi cosa è cambiato nella tua produzione?
Tante cose. La prima è che le gallerie hanno iniziato ad aprirmi le loro porte: dopo tanta produzione ho ricevuto molti contatti per fare mostre e fiere, specie in indoor e in Europa. Ho poi iniziato a vendere le mie opere (da poco anche online sullo store): fino a poco tempo fa non volevo vendere nulla, poi ho capito che il pagamento è uno dei modi per legittimare una produzione quindi ora non mi tiro più indietro (oltre al fatto che, essendo le mie produzioni piccole, posso tenere anche dei costi contenuti). Ultimo ma di certo più importante è che ho poi ha cercato di capire bene quello che stavo facendo: 10 anni fa ero partito con un meme e con la satira e non mi rendevo conto di quello che c’era dietro a quelle cose lì. Oggi, invece, ho capito che il fatto di fare una battuta è un pretesto per farti vedere un’immagine: quello che mi interessa davvero, infatti, è creare figure che siano verosimili, costringe il fruitore a guardare le opere con l’occhio di chi si chiede “ma l’opera è vera o no? E se è vera, quella veramente vera è vera o falsa? Cos’è è vero e cos’è falso?”. La satira, insomma, è oggi per me una “scusa” per farti vedere altre cose.

Credi che il pubblico l’abbia capito?
L’osservatore più curioso e interessato magari se lo chiede, quello meno si guarda l’opera, si fa una risata e se ne va. La maggior parte delle persone si ferma al primo livello, specie se le vedono in strada: durante fiere ed esposizioni, invece, le persone, complice il maggiore tempo che dedicano alla fruizione dell’immagine, riescono a scendere al secondo livello di lettura dell’opera.

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