I sogni sui muri

Recensioni

Street Art: la voglia di restare “illegali”

Artisti o imbrattamuri? È questo il dibattito che interessa un numero sempre maggiore di persone in tutto il mondo.

Da una parte la cosiddetta “arte di strada” è vista come il rifiuto a omologarsi, a non rispecchiarsi in una categoria ben definita. Dall’altra è considerata una nuova espressione di intendere e interpretare l’arte. Ma dove, quando e, soprattutto, come nasce tutto questo?

Si parte coi graffiti che affondano le loro radici negli Stati Uniti, in particolare nella Subway, la metropolitana newyorkese, negli anni ‘70. Qui, sui vagoni dei treni, i writers avevano lo scopo di far conoscere il proprio soprannome.

Ma chi sono i writers? Sono i figli della cultura Hip-Hop che si ramifica in Writing (graffiti), B-Boying (break dance), MCing (Rap), DJing (Dj), che esprime il disagio e la sofferenza degli abitanti dei ghetti e delle periferie americane.

In Europa si diffonde soprattutto in Francia, Germania e Inghilterra. Per vederla in Italia bisognerà aspettare il 1984, a Milano, con le prime crew, cioè le prime bande di writers (e le loro “murate”, le loro hall of fame in via Bazzini, in via Brunelleschi, l’ Anfiteatro Martesana e altri luoghi in città).

Da noi assume però, con gli anni ‘90, una sfumatura negativa che sfocia in veri e propri atti di vandalismo sui treni e per la città, scontrandosi inoltre con la preesistente cultura Punk e con le istituzioni.

Tuttavia gli artisti realizzano anche opere degne di nota e, sfogata l’aggressività iniziale, trovano un accordo con gli enti pubblici. Nasce così nel 2000 a Milano la Street Art legale, realizzata con sole figure a differenza dei graffiti e dei Tag, composti esclusivamente da lettere, tuttora illegali.

Negli anni questo movimento ottiene sempre più successo e approvazione finché nel 2007, presso il PAC (Padiglione di Arte Contemporanea) di Milano viene allestita la prima mostra ufficiale di Street Art. E gli artisti? Molti di loro si indignano: la loro è nata come arte urbana e non deve essere rinchiusa in un museo; così come non necessita di restauri: il deperimento è naturale e l’artista considera già a priori lo scorrere del tempo, le condizioni climatiche e gli atti di vandalismo che potrebbero danneggiare il suo lavoro.

Nonostante questo, nel 2016 a Bologna avviene il primo restauro: alcuni murales di Blu viene “strappato”, portato in uno studio e, infine, esposto a pagamento in una mostra. L’artista, indignato perché la sua opera non era più fruibile gratuitamente, decise di coprire tutte le sue altre opere nella città.

E questo è un segno che gli artisti, anche se lavorano con il beneplacito delle autorità, non dimenticano il cuore illegale della loro arte.

Giulia Pellegrino
Mi chiamo Giulia Pellegrino, ho 19 anni e vivo a Cormano (MI), studio scienze umane presso il Liceo B. Russell e in un futuro mi piacerebbe studiare giurisprudenza o storia.

Alessandro Storelli
Mi chiamo Alessandro Storelli, ho 18 (inganniamo di un paio di mesi?) e vivo a Bresso (MI). Frequento il liceo scientifico B.Russel e in futuro mi piacerebbe studiare medicina e poi specializzarmi in neurologia.

Riccardo Veschi
Mi chiamo Riccardo Veschi ho 18 anni e vivo a Bresso (MI). Frequento il liceo scientifico B.Russell e in futuro mi piacerebbe studiare scienze dell’informazione e tenere un giornale tutto mio dove promuovere la nuova cultura musicale internazionale.

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