Banksy a Parigi: ecco tutte le sue opere (ad alto contenuto “migrante”)

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È lui o non è lui? Ma certo che è lui. Banksy è tornato a far parlare di sé con una serie di opere (sette, per la precisione, come le Sette opere di Misericordia) apparse a partire dal 20 giugno a Parigi. Qui, nella capitale francese che assieme al resto dell’Europa sta tanto battendo i piedi sulle politiche legate all’immigrazione, l’anonimo (o quasi) di Bristol ha infatti eseguito diversi stencil ad alto contenuto “migrante”, con una trattazione, tipica del suo stile, a metà strada tra la satira e la rassegnazione.

Tutto è iniziato con piccole apparizioni, qualche topo scambiato per quelli più famosi di Blek Le Rat, ma i veri capolavori Banksy li ha lasciati a Porte de la Chapelle e avenue de Flandres, nel XVIII e XIX Arrondissement, ovvero i quartieri dove da anni la polizia procede periodicamente allo sgombero dei campi improvvisati di migranti. Un’opera è apparsa anche nel V arrondissement, vicino alla Sorbona, nel Quartiere latino popolato da studenti.

Non è un caso, dunque, che il murale (già esposta nel 2009 al Museo di Bristol con il titolo “Go Flock Yourself”) che raffigura una ragazza di colore intenta a disegnare una tappezzeria per coprire una svastica si trovi su un muro al 56 di boulevard Ney, nei pressi dell’ex centro d’accoglienza per rifugiati La Boule. E nemmeno il fatto che l’opera sia stata realizzata il 20 giugno è da trascurare: quella, infatti, è stata la Giornata mondiale del rifugiato. L’opera è stata vandalizzata nel giro di poco tempo, coperta prima con una mano di blu e infine da un poster dell’artista tedesca Konny Steding: non si capisce bene perché (o forse sì), ma alla fine alcuni restauratori hanno tolto entrambe le sovrapposizioni e hanno riportato alla luce la bambina di Banksy, proteggendola con della plastica trasparente.

E che dire dell’uomo ritratto al numero 2 di rue Victor Cousin?  Mettendo a nudo ipocrisie e manipolazioni del potere, Banksy raffigura un umano che porge un osso a un cane: peccato si tratti di una zampa dello stesso animale, che l’uomo ha appena tagliato con la sega che nasconde dietro la schiena. Stesso trattamento è riservato al Napoleone di 41 avenue de Flandre: l’eroico condottiero di Jacques-Louis David incontra la cecità degli “Amanti” di Magritte, con il risultato che quello che ci si para davanti è un capo di Stato che non può (o non vuole) vedere la realtà davanti a sé.

 

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