Street Art Walls Of Milano: storie di Street Art nella mostra di Giovanni Gianfranco Candida

Interviste

“Questa più che una mostra sulla Street Art è una mostra sul mio lavoro di fotografo della Street Art negli ultimi 12 anni: il mio vissuto, le mie emozioni, il mio rapporto con gli street artist. Ecco perché ho deciso di volere raccontare delle storie: non ho cercato l’estetica, non ho voluto l’immagine perfetta.. insomma, niente gattini ma un mondo che mi affascina e interessa”.

Così Giovanni Gianfranco Candida, in arte Walls Of Milano, mi racconta la sua ultima mostra, Street Art Walls Of Milano, che inaugura questa sera e prosegue fino al 9 agosto prossimo allo spazio Tadini Casa Museo di Milano. L’esposizione, a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise, racconta in 55 fotografie 7 storie di Street Art catturate dall’obiettivo di Walls Of Milano negli ultimi 12 anni e nel capoluogo meneghino.

“Non è la prima mostra a tema Street Art – continua a raccontarmi Gianfranco – che progetto: ne avevo fatta una nel 2014 e una nel 2015 a Berlino, ma poi mi ero fermato, stanco di proporre sempre carrellate di muri e di ritratti di street artist. Avevo così iniziato a pensare a un libro ma, anche lì, nulla che mi soddisfacesse: alla fine il rischio era sempre quello di cadere in interviste a street artist, carrellate di muri e nulla di più. Finché non ho avuto l’idea: perché non raccontare storie di Street Art (tema, questo, che potrebbe essere anche l’architettura di un futuro libro)? Ne ho così parlato con Francesco Tadini e Melina Scalise, proprietari dello spazio in cui trova sede il club fotografico di cui faccio parte (Photo Milano): la loro risposta positiva mi ha spronato a provare a realizzare una mostra su questo schema. E così ho identificato i sette capitoli di questa storia”.

Ossia? 

  • “Un muro una storia” racconta la storia del muro del cavalcavia Bussa, hall of fame di writer e tagger che nel 2011 la Moratti, in piena campagna elettorale, assegna a Neve (ma non prima di avere messo in atto politiche fortemente repressive nei confronti del movimento). La mia storia inizia dunque da lì e in questi 7 anni le foto raccontano l’evoluzione del muro tra l’immediata reazione dei proprietari, il primo bombing, fino all’ultimo lavoro di Morcone che l’ha coperto definitivamente. Mi è piaciuta l’idea di raccontare le dinamiche interne al movimento, oltre che l’evoluzione di muri che, soggetti a evoluzione continua, sono entrati a pieno titolo nel contesto del panorama cittadino.
  • “Un muro una poesia” parla della poesia di strada con, tra gli altri, la figura di Ivan. A lui ho dedicato due foto: una gliel’ho scattata di notte mentre dipinge e l’altra l’ho scattata a un operatore che sta coprendo la scritta storica della Darsena, “Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo”. Due foto, una di fronte all’altra, per raccontare la dicotomia delle istituzioni verso fa poesia e, allo stesso tempo, viene represso.
  • “Attraverso un piccolo ugello” è un insieme di foto che riprendono del gesto tipico dello street artist che spurga la valvola del cap prima di iniziare a dipingere. Sono, insomma, una serie di ritratti avvolti da una nuvola di colore.
  • “Artigiani della pittura su muro” fa vedere le varie fasi della progettazione e della realizzazione della pittura su muro: ho deciso di dedicare un capitolo a questo tema per fare vedere che la pittura su muro non è improvvisata ma ci sono dietro tanta ricerca, tanto lavoro e tanta professionalità.
  • “Racconti di luoghi che non ci sono” parla di posti come il castello di Zak e di luoghi abbandonati in genere che sono diventati palestre di writer e street artist perché vi hanno potuto lavorare in tranquillità, senza essere disturbati dalle forze dell’ordine. Ovviamente, un altro tema che ho deciso di toccare in questo capitolo è il rapporto tra Street Art e luoghi abbandonati nella città.
  • “Riappropriazioni” parla di luoghi abbandonati e degradati che sono stati ripresi per essere destinati a uso sociale (come luoghi di abitazione, palestre, luoghi di aggregazione): alcuni (che non faccio vedere, come il Leoncavallo e il Cox18) sono storici e sono entrati nel panorama della città, mentre altri hanno avuto una brevissima storia e sono stati sgomberati rapidamente per tonare a essere luoghi abbandonati, lasciando facciate con lavori monumentali e collettivi dove le superfici dipinte sono enormi.
  • “Dentro il colore” è la sezione più numerosa come numero di fotografie: si tratta di foto con tanto colore. Avevo iniziato facendo un capitolo sui colori primari e sui secondari, ma poi mi sono detto che se colore doveva essere ce ne doveva essere molto. Anche in questo caso ho raccolto foto significative, come quella del muro fatto da Frode e Manu dopo il processo.

“Avrei potuto raccontare mille altre storie – chiosa Gianfranco – e penso che lo farò nel libro, ma per la mostra ho operato una scelta precisa”. Che, per mettere le cose in chiaro, mi spiega così: “In queste foto mancano tanti artisti importanti, di quelli che hanno fatto la storia e che ancora la fanno, ma la loro assenza è dovuta al fatto che ho voluto dare omogeneità e coerenza alle foto. Un esempio? A un certo punto c’è un muro con tre artisti tedeschi incontrati per caso, non so chi siano, ma ci sono perché è una foto molto mossa. Insomma, è stata più una scelta artistica, non una deliberata volontà di escludere qualcuno. Allo stesso tempo, mi sono reso conto che non ci sono donne: mi sono chiesto se fosse il caso di fare un capitolo solo per le donne, ma poi mi sono detto di no, che in quel contesto e in quella selezione di foto un capitolo sulle donne non sarebbe c’entrato nulla”.

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