Eron, Borondo, Ozmo e Collettivo FX alla quarta edizione di Wall in Art

Recensioni

Gita in autonomia, gita di gruppo, gita estiva, gita autunnale, gita per il making of, gita a pezzi chiusi. È da luglio di quest’anno (ossia da quando il progetto ha preso vita) che mi ripropongo di raggiungere la Valle Camonica per ammirare le opere dell’edizione 2018 di Wall in Art – Muri d’arte nella Valle dei segni, ma per mille più uno motivi non ce l’ho ancora fatta. Finalmente, però, sono riuscita a ritagliarmi un po’ di tempo per scriverne, grazie alle preziosissime testimonianze di una delle coordinatrici del progetto, l’inimitabile Simona Nava.

Prima di vedere insieme le opere, gli artisti e la relativa poetica, però, c’è una riflessione tanto banale quanto dovuta che voglio fare: senza nulla togliere alle edizioni passate, quella di quest’anno (la quarta) ha per me raggiunto vette inimitabili di altissimo livello formale e contenutistico. Formale, perché gli artisti chiamati quest’anno hanno dimostrato grandissima abilità tecnica nella realizzazione di murate assai impegnative, lasciando le tracce tipiche del loro passaggio in quelle che nel gergo vengono chiamate delle vere e proprie “manate”. Contenutistico, perché, come sempre, le opere realizzate parlano sul territorio del territorio col territorio, rendendo così al pubblico opere “site specific” o, meglio, in grado di raccontare il territorio ai neofiti e di integrarsi perfettamente nell’immaginario comune della gente del posto, anziani o giovani che siano.

È stato il caso di “Soul of the Wall_Cevo”, l’opera realizzata in luglio da Eron (ça va sans dire) nel paese di Cevo, “vera e propria fusione poetica-dice Simona Nava – tra pittura e fenomeni percettivi, contemporaneamente omaggio alla memoria storica e collettiva di Cevo ed elaborata riflessione sulla tragicità della guerra”. L’opera, infatti, narra dell’incendio del 3 luglio 1944, quando il paese venne bruciato per rappresaglia contro i partigiani: 151 case vennero totalmente distrutte, altre 48 rovinate, 12 saccheggiate, e furono uccise 6 persone. Su una popolazione di circa 1200 abitanti furono in 800 a rimanere senza un tetto.

“Nella grande scena – prosegue Simona – possiamo scorgere in primo piano il volto evanescente di Maddalena Bazzana, detta semplicemente «Nena», la maestra che insegnò in quella scuola e che fu tra le prime donne a praticare l’alpinismo a Cevo. Alle sue spalle compaiono tre scene struggenti collegate alle vicende della Resistenza – cui proprio a Cevo è dedicato un museo – e della Grande Guerra qui chiamata «Guerra Bianca» perché combattuta in quota, tra le nevi perenni dei ghiacciai: suo padre, il maestro Bartolomeo Cesare Bazzana, guida autorevole della comunità e partigiano, colto nell’istante drammatico del controllo documenti, l’ultimo abbraccio tra un soldato e la sua donna, e ancora la scalata al fronte dell’alpino”.

Eron

A Malegno, invece, sul grande muro che si affaccia su Piazza Casari, Borondo ha realizzato il murale “Mites terram possident”. Come spiega Simona, “Al centro della composizione la raffigurazione di una grotta che si trova nei pressi del paese si espande, seguendo le regole di una prospettiva frontale, nella sequenza di archi e colonne/pilastri di una navata. La parte inferiore della parete è stata invece trattata e preparata appositamente dall’artista affinché i bambini camuni – un centinaio di alunni di età diverse nel loro primo giorno di scuola – potessero vivere e conservare nella loro memoria l’esperienza del graffiare lasciando il proprio segno nell’opera, in continuità di pratica con gli antichi abitanti della Valle Camonica. Il murale risulta ricco di elementi figurativi appartenenti a epoche diverse (e riconducibili al territorio) che si celano e svelano nello spazio pittorico: non solo le antichissime incisioni rupestri e quelle attuali degli studenti, ma raffigurazioni di tecniche di restauro, richiami ad affreschi e pezzi mancanti, il motto Mites terram possident (che non solo dà il titolo all’opera di Borondo, ma è anche stato impresso dai padri fondatori di Malegno nei vecchi portali e nello stemma comunale)”.

Borondo

OZMO ha deciso di ispirarsi al territorio rileggendolo in una chiave pop e non poco straniante nella sua ‘Pixeleted Mona Lisa with destructurated Donald Duck in Valle Camonica’. Sulla palazza di via Silone ad Angone, infatti, quella che accoglie chi raggiunge il quartiere, l’artista ha scelto di apporre la leonardiana e famosissima Gioconda su uno sfondo in cui si possono riscontrare intriganti corrispondenze con scenari sebini e camuni e in particolar modo con lo scorcio che si può intravedere percorrendo la strada – che da Angone porta al Convento dell’Annunciata – situata proprio a monte della parete consegnata al suo intervento. “OZMO  – aggiunge Simona – reinterpreta il più celebre dipinto al mondo creando détournements dadaisti: aggiunge elementi casuali tra i quali il segno rosso, copre il volto della misteriosa donna con dei pixel, raffigura l’anatra, l’animale emblematico del luogo e migrante per eccellenza, nella sua versione ideata da Disney, il Paperino caro a generazioni di bambini, mentre si scompone nello spazio pittorico”.

Ozmo

Infine (ma solo in ordine di tempo) l’opera “Radici” del Collettivo FX nel cuore del quartiere di via Silone è ispirata dalla pianta urbanistica del quartiere e dalla comunità che lo abita. “Il suo bicromatismo, giocato su tinte suggerite dal contesto, – fa notare Simona – nasconde e rivela al tempo stesso numerosi volti. Si tratta di ritratti di persone comuni, nei quali si possono intravedere lineamenti che appartengono ai residenti, che si mescolano nella composizione a quelli di personaggi conosciuti: Ignazio Silone, il rivoluzionario marocchino Ben Barka, Carletto Mazzone e Pirandello, Didone – prima regina di Cartagine – e il patrono di Angone San Matteo, il calciatore Dybala e Madre Teresa. Molti scelti e raffigurati dall’artista dopo una discussione e un confronto con la comunità, adulti e bambini senza distinzioni, dipinti fra radici che evocano appartenenza e connessioni, raccontano e rappresentano la multiculturalità e l’intergenerazionalità che contraddistinguono questo particolare quartiere”.

Collettivo FX

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