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L’unico luogo al mondo

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Il 15 dicembre scorso al palazzo comunale di Quattordio, si è tenuta alla presenza del sindaco e di alcuni artisti che hanno partecipato alla prima edizione di QUA “Quattordio Urban Art”, la presentazione del libro “Nessuna Frontiera”, scritto da Marco KayOne Mantovani e dal fratello Alessandro.

L’incontro non è stato solo l’occasione per celebrare il mitico evento del 1984, che vide alcuni dei più influenti writers della scena di New York dipingere a Quattordio, ma piuttosto un’occasione per riflettere sull’importanza che questo ebbe nel diffondere la cultura del writing nel nostro paese, e di conseguenza più in generale su quali siano i fattori in grado di rendere un evento artistico rilevante piuttosto che irrilevante.

E’ incredibile scoprire come siano in pochi all’interno della comunità dei writers a sapere cosa accadde nel 1984, e come quell’evento ha reso Quattordio ad oggi l’unico luogo al mondo in cui sia ancora possibile osservare i graffiti di quegli anni, essendo stati del tutto cancellati a New York. Rammellzee, Ero, Phase Two e Delta Two ci lasciarono una preziosa testimonianza del loro modo di intendere l’arte, che con il passare del tempo si è trasformata in un dono prezioso che KayOne è riuscito a documentare nuovamente realizzando un piccolo miracolo: pubblicare la riedizione di un libro che è entrato nell’olimpo degli oggetti da collezione per tutti i cultori del writing, e che oggi rivive arricchito da corposi contenuti inediti e dal racconto della prima edizione di QUA “Quattordio Urban Art”. Un dono che è stato sottoposto ad un attento restauro da parte di due restauratrici d’eccezione, Alessandra Carrieri ed Elena Astolfi. Si tratta di un libro pensato a lungo e cesellato in ogni sua minima parte, il cui spessore culturale traspare tutto nelle parole di KayOne, che a tratti sembra emozionarsi mentre ne racconta, in una sala gremita, la complessa genesi.

E si capisce subito, quando rileggendolo riaffiorano alla mente alcuni concetti che nel 1984 alla giovane età di quindici anni, pur credendo di poterlo fare, non ero stato in grado di capire nella loro reale complessità. Perché di questo si tratta, di un libro complesso e profondo, che spazza via quell’insopportabile alone di superficialità con cui molti autoproclamatisi esperti si ostinano a trattare il mondo del writing. Ed è per questo che a un certo punto capisco: un evento artistico è rilevante se capace di seminare delle idee che altri raccoglieranno facendole proprie, e riuscendo a creare qualcosa di nuovo. Noi nel 1984 eravamo dei bambini, che folgorati dall’energia dei graffiti iniziammo a disegnare il nostro nome, riuscendo con il passare del tempo a creare un mondo tutto nostro, che oggi possiamo mostrare con orgoglio. Ed è per questo, che da eterno allievo quale sono, mi sento ancora oggi di dire “grazie maestri”.

 

Rendo

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