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Key Gallery incontra Manu Invisible, tra legno, fumo e materiali di recupero

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Siamo giunti all’ultimo appuntamento con gli artisti di Urban Connection, la rassegna che, esattamente una settimana fa, ha portato noi di Another Scratch In The Wall e la Key Gallery ad Affordable Art Fair.

Per l’occasione, abbiamo deciso di pubblicare l’intervista a Manu Invisible,  l’artista dal volto misterioso che, perennemente dietro a una machera, combina commissioni legali con lavori illegali, ma sempre basati sul lettering e sull’uso “site specific” delle parole. E proprio da qui parte la nostra chiacchierata, che si snoda tra i due filoni di opere che ha portato per l’occasione ad Affordable Art Fair.

Di cosa si tratta?

Il primo filone è quello del fumo su lego che sono sia una tecnica sia un materiale che si distaccano molto, in maniera sperimentale, da quello che faccio di solito per strada e sul supporto convenzionale della parete. Le raffigurazioni rappresentano, tuttavia, la strada, lo scenario in cui è stata realizzata l’opera. Tento di riprodurre la realtà a livello di location ma allo stesso tempo mi piace scomporre il realismo con il fumo e il fuoco attraverso quella componente evanescente che si coglie dal segno.

E invece il secondo filone?

Il secondo filone è anche lui molto importante perché, a differenza del primo, è simbolico: è lapidario (anche nel vero senso della parola perché è fatto su supporti materici tra cui anche un mattone) e riprende il mio percorso. Questo infatti utilizza opere semplicissime e senza componente figurativa ma carichissime di significato, sia nella parola che di volta in volta vi realizzo a mano sia nel supporto che utilizzo, il quale ha un valore affettivo e simbolico particolare.

Ossia?

Beh, l’asfalto su cui ho scritto “Scripta manent” è vero e l’ho preso dalla strada (pezzo autentico di recupero preso a Milano, dove lavoro), mentre il mattone di terracotta su cui ho scritto “Perseveranza” mi ricorda il lavoro del muratore, molto faticoso, lo stesso che ho fatto per mesi e che mi ricorda la tecnica dell’affresco (una tecnica a Manu molto cara, ndr). L’intreccio vero e proprio con le opere del filone del fumo, poi, è avvenuto quando ho notato che il mattone era bruciato, quasi nero, elemento, questo che mi ricorda il fuoco.

Mi ha molto colpita sapere che le scritte sono tutte realizzate a mano e non con uno stencil..

Sì, per queste, per esempio, ho usato smalto bianco e mano libera. Mi piace moltissimo realizzarne di questo tipo perché da lontano sembrano stencil ma da vicino sono piene di dettagli ed errori. Quegli stessi errori che sono dati dal dovere tagliare la corda quando il tempo è limitato e le opere sono illegali. Nell’errore trovo la componente fresca della spontaneità, anche se poi il risultato è un po’ sommario.


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