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A Gallese arriva l’Astrazione Reversible IIª di Giorgio Bartocci in collaborazione con la Residenza d’Arte Urbana Pubblica

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Ho parlato di loro in varie (e sempre entusiaste) occasioni, ma a questo giro i ragazzi di Kill The Pig si sono davvero superati. A Gallese, infatti, piccolo comune nella provincia di Viterbo,  la Residenza d’Arte Urbana Pubblica ha lavorato con l’autore alla realizzazione di quella che loro stessi hanno chiamato una “monumentale creazione”: si tratta di “Astrazione Reversible IIª” di Giorgio Bartocci, una pittura murale di circa 900mq che ha visto l’artista risolvere una delle più ardue ed al contempo interessanti sfide promosse dal progetto.

Ossia? “Un intero edificio situato alle porte del centro storico di Gallese – dicono da Kill The Pig – pensato come epicentro di un serrato confronto tra le intuizioni dell’autore e la particolare architettura urbana. Equazione estetica di enorme complessità che Bartocci decide di non limitare ad un’accademica ricerca di armoniche soluzioni ma al contrario affronta seguendo una sofisticata e più profonda indagine poetica. Mira a sconvolgere l’attuale stato delle cose utilizzando insospettati contrasti di bellezza e vuoto in costante dialogo. Intime riflessioni di natura estetica che ottiene grazie ad uno studiato ribaltamento delle forme e delle dinamiche costruttive. Sovverte gli schemi Giorgio, li scuote fino a farli crollare sotto infinite materie liquide che repentinamente si alzano in aria per poi planare in morbidi atterraggi terrestri. Schiaccia e contorce ogni massa seguendo le proiezioni del corpo che tende e rilassa in funzione dei gesti che regolano le esecuzioni di così grande formato. Una pittura cangiante che crea attimi di riflessione e pensieri sincopati in costante movimento tonale, assicurato dalla scelta di vernici metalliche mescolate alle comuni tinte”.

Come recita il titolo stesso, non è la prima volta che Giorgio Bartocci si confronta con una realizzazione di questo tipo: al contrario, Astrazione Reversible IIª si presenta oggi come il prosieguo di un’indagine già iniziata su questo tema del movimento a reverse, “un eterno moto, perpetua azione dell’arte dove il basso si manifesta alto e dove ogni lato si ruota e ci ruota attorno”. La prima volta che l’artista aveva “portato in scena” un tratto di questo tipo era stato al Totart Festival di Novi nel 2017, quando si era presentato al grande pubblico con un nuovo tratto non solo più liquido (quasi acquerellato) rispetto al solito, ma anche con forme corpose e disposte in un senso di vero e proprio horror vacui.

Un tratto che non poteva passare inosservato a Carlo Vignapiano ed Elena Nicolini, fondatori della Residenza d’Arte Urbana Pubblica e dell’associazioneKill The Pig, che collezionano così quattordici interventi site-specific realizzati in cinque anni. Ilprogetto prosegue infatti nell’intento di collegare le diverse realtà del territorio in un esaustivo percorso d’arte pubblica, incentrandosi sulle più attuali esperienze artistiche in aperto dialogo con un vasto pubblico sensibile ai rapporti tra vivibilità degli spazi collettivi, culture del territorio e poetiche dell’arte urbana.

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