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Alla KeyGallery apre Writing Collection – Underground Kings: l’intervista a Pongo

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Cosa succede quando quattro pionieri del Writing underground internazionale con la passione dei treni, si ritrovano in una collettiva unica nel suo genere, nella Milano che più di altre città italiane sente la mancanza di questa scena tanto interessante e variegata? La risposta è Writing Collection – Underground Kings, da 3 all’11 maggio alla Key Gallery di Isola. Illustri protagonisti della mostra saranno Terrible TKID da NYC, MSER dalla Romania, SEYAR dalla Germania e PONGO 3D dall’Italia. E proprio a quest’ultimo, milanese di nascita, ho rivolto qualche domanda sia sull’esibizione sia, soprattutto, sulla sua storia e sulla sua visione del movimento, ieri e oggi.

So che il tuo apprendimento artistico si districa tra la strada newyorkese e gli studi accademici, in tempi e luoghi diversi tra loro. Cosa ti ha dato ciascun ambiente? Ci sono dei maestri che ritieni i tuoi maestri, quelli cui devi il tuo stile e la tua tecnica?

In generale ritengo l’apprendimento un contenitore dove ogni elemento interagisce uno con l’altro. Come per la vita, la scuola insegna la teoria mentre il lavoro e le esperienze mettono in pratica gli insegnamenti. La mia formazione accademica non sarebbe stata la stessa senza la strada e viceversa. Maestri ne ho avuti tanti, ed ogni uno mi ha trasmesso qualcosa. Nel Writing un po’ tutta la scuola di NYC insieme a qualche influenza della scuola europea per quanto riguarda i famosi “anni d’oro del Writing a Milano”. Poi ovviamente con la mia evoluzione ho avuto altre influenze non solo inerenti al Writing ma anche all’arte contemporanea.

L’Hip Hop è una cultura che ti porta a conoscere gente da tutto il mondo, a viaggiare tantissimo, a ritrovarti invischiato nelle situazioni più assurde, a condividere idee e a provocare scazzi: a te cosa piace (o cosa è piaciuto) di questa cultura, che è anche uno stile di vita?

L’aspetto multiculturale e le connessioni mondiali sono sempre state meravigliose a mio avviso, ancor di più ai tempi che non c’era la globalizzazione. Questo apre la testa e credo sia uno degli aspetti più belli di questo mondo. Il discorso “scazzi” è un aspetto vario e articolato ed ogni caso a se, ma posso dire che il web da questo punto di vista non aiuta. Questa cultura è la mia vita, dopo che ci vivi per oltre 30 anni ti è entrata dentro; posso dirti che mi piace ogni aspetto.

Diciamocelo: 30 anni fa fare graffiti significava fare qualcosa di assolutamente fuori dalle regole, qualcosa di rottura rispetto al pensiero dominante, qualcosa di illegale; oggi, per mille più uno motivi, la Street Art e il post graffitismo hanno portato con sé una nuova compagine di artisti (tanti, non tutti) che lavorano legalmente e che, in alcuni casi, non hanno passato la fase “riot” di cui sopra: cosa ne pensi a riguardo? C’è ancora bisogno di fare gavetta su treni e metro? E chi lo fa, è artisticamente più valido di chi non lo fa?

I tempi cambiano, tutto scorre e si evolve. Ai nostri tempi tutto era illegale, non solo i treni, le aziende non commissionavano i lavori e non era un fenomeno di massa, anzi eravamo dei teppisti per la società. Anche dipingere un muro era illegale. Ora non esiste più il graffitismo inteso come tale; ora c’è la Street Art che è un contenitore di varie cose. Fare i treni ora fa parte di una nicchia di questo contenitore. È fondamentale farli? A mio avviso no, ma le emozioni e L’adrenalina che ti da il treno non te lo da nient’altro.

E ancora, credi che la solita diatriba tra old school e nueva escuela sia davvero fondata? Le regole sono sempre le stesse o anche i principi sono diversi?

Io adoro molti ragazzi della nuova scuola, non ho nulla contro l’evoluzione. Io sono un gran supporter e fan delle nuove leve. Le regole le devono trasmettere le generazioni precedenti e la nuova scuola dovrebbe seguirle ed evolverle, basta essere sinceri e leali come nella vita.

Il tuo stile 3D ha fatto molto discutere, nel bene e nel male: in tanti ti ammirano per l’idea pioneristica, alcuni ti biasimano per una scelta divergente rispetto alle origini. Cosa risponderesti a questi ultimi?

Bella domanda. Per rispondere a questa domanda bisogna considerare alcuni aspetti, tra cui il fatto che le cose cambiano insieme alla società, l’età, il percorso personale ecc. Ho dipinto per oltre 29 anni su muro e avevo bisogno di stimoli nuovi che ho ritrovato nell’arte contemporanea. Ho iniziato a lavorare sul concetto di falsità ed inganno sviluppando come linguaggio creativo il 3D in forma totalmente pittorica. Questa scelta in realtà mi ha ridato nuovi stimoli e nuove sfide. Non la ritengo una scelta divergente, bensì un’ evoluzione matura e cosciente; tanto che recentemente ho rivisitato alcuni lavori del passato in chiave 3D.

E a proposito di 3D, preferisci fare 3d freestyle o prepari sempre prima dei bozzetti?

Normalmente sviluppo varie idee, poi scelgo quelle più idonee al tema e le sviluppo, poi le dipingo. Ogni tanto faccio anche freestyle ma per questioni di tempo e, nel caso di collaborazioni con aziende, per prassi preparo sempre un progetto.

Amo i tuoi tatuaggi in 3D: come li realizzi?

Dipende dallo stile che devo realizzare e dal fattore colore o bianco e nero. Mi spiego meglio; realizzo di base i miei tattoo 3D in due versioni, un tipo con base bianco e nero e l’altro totalmente a colori. Da questo posso sviluppare vari stili in 3D come ad esempio soggetti grafici piuttosto che realistico ad esempio. Uso colori normalissimi certificati come tutti i tatuatori.

Al di là di muri e graffiti, c’è un ambito artistico o comunque creativo che ti piace e che segui con interesse?

L’arte contemporanea e concettuale la trovo interessante, la scultura idem. Una cosa che ultimamente sto cercando di capire, di cui sono totalmente ignorante, ma cui credo possa dare grandi soddisfazioni nei prossimi anni sono i video ed il digitale. Sicuramente le nuove generazioni svilupperanno molto questo mondo nei prossimi anni.

Mi parli un po’ della mostra Writing Collection – Underground Kings? Cosa esporrai?

L’idea di organizzare questa mostra l’avevamo da tempo visto le numerose richieste, abbiamo deciso di realizzarla anche a seguito del grosso evento “Unframed” tenutasi la prima edizione in Olanda settembre scorso. La mia parte espositiva sarà incentrata su qualche mia recente opera e forse un paio di disegni. Vorrei dare maggiore spazio agli altri artisti come Mser che è la prima volta che espone in Italia.


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