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Imen racconta i suoi primi 20 anni di Writing nella mostra “IMEN Exposed 1998 – 2018”

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Ok, vi avviso: è arrivato il momento Amarcord. L’occasione mi è fornita dall’esposizione (la seconda, in ordine di tempo) di un artista e di un amico che fa parte della vecchia scuola. Ma, per una vota su questo blog, non di quella milanese. Sto parlando di Imen, al secolo Roberto Tonoli, che dall’11 al 18 maggio propone a Villa Puricelli Guerra di Sesto San Giovanni la personale “IMEN Exposed 1998 – 2018”. In occasione dei suoi 20 anni di graffiti, infatti, Imen ha deciso di proporre una selezione di foto, sketch e tele con tecniche e materiali misti che raccontano la sua lunga militanza in questo mondo che ha dato tanto a tanti.

Un po’ come è successo a me quando, appena iniziata l’università, mi sono buttata nel meraviglioso mondo del giornalismo. E come tutti i giornalisti in erba che si rispettino, anche a me è capitato di iniziare dalla provincia. E che provincia, mi viene da dire. Nella Sesto San Giovanni medaglia d’oro alla Resistenza, nella Stalingrado d’Italia, ho iniziato a scrivere di mostre autoprodotte e di virtuose pratiche civiche, tra cui quella dell’Informagiovani locale che, in un freddo febbraio 2009, aveva spedito a Nanterre, nella banlieue nord-ovest di Parigi, “Roberto, Andrea, Ivan e Francesca, ragazzi sestesi tra i 19 e i 25 anni”, come da articolo. Qui, infatti, nel centro sociale cittadino, si era svolto il contest “Settimana di Ouf”, sette giorni in cui francesi, italiani, spagnoli, messicani, brasiliani, senegalesi e palestinesi si erano riuniti  all’insegna dello stare assieme sotto l’egida di “canto, ballo writing e arti plastiche”.

Solo dopo l’intervista che, assieme a Noes1, mi rilasciò, cominciai a conoscere meglio Imen: un ragazzo con il Writing nelle vene, per il cui amore era disposto a fare di tutto (tipo tenere laboratori in oratori sestesi dimenticati dal mondo e trascinarmici per fotografarlo), dandomi retta oltre che le prime basi di tutto quello che avrei approfondito solo dopo. Tranquillo, amichevole, impegnato, ma soprattutto bravo, Roberto l’ho poi rivisto, con enorme piacere, alla presentazione del libro Vecchia Scuola di KayOne. Una rivelazione, oltre che una carrambata di non poco conto.

Oggi apre la sua mostra e non posso nascondere una certa curiosità nell’andare a salutare, dopo 10 anni esatti, quell’amico a cui devo l’inizio di tutto.

 


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