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A Rieti prosegue TraMe, il ciclo di incontri sul tema “Tracce di memoria: linguaggi contemporanei tra passato e presente”

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Cosa hanno in comune la pittura antica e la Street Art, le forme di restauro tradizionali e quelle operate nel campo del contemporaneo, la cultura del territoprio e la sua promozione? A spiegarlo è la prima azione di “TraMe. Tracce di memoria – Linguaggi contemporanei tra passato e presente”, rassegna di eventi nata per mettere a confronto alcune delle più note forme d’espressione artistica dell’antichità con le tecniche e le pratiche artistiche attuali. Nel padiglione messo a disposizione all’interno al perimetro dell’ex monastero di Santa Lucia, gli organizzatori del progetto intendono realizzare uno spazio espositivo polifunzionale, un hub culturale, che ospiterà esposizioni temporanee, attività formative ed educative, eventi sociali ed in cui si potranno tenere incontri, convegni, proiezioni e altri eventi comunitari. Nel padiglione, nei due cortili interni al complesso museale, in percorsi itineranti nella città di Rieti e nel territorio circostante, si snoderà un unico racconto fatto di parallelismi tra le forme di espressione artistica dell’antichità e i linguaggi contemporanei, parallelismo che la città stessa continuamente rivela, nelle costruzioni e ricostruzioni architettoniche, nello stesso confronto tra l’ex monastero di Santa Lucia e il nuovo padiglione, nella conservazione del chiostro e nelle moderne vetrate dello spazio multifunzionale.

Prima azione, dicevamo: il progetto, infatti, ne prevede ben sei, che si muovono tra i temi della fotografia, della realtà aumentata, dell’economia locale, della land art e della promozione del territorio, ma è appunto la prima di queste a essere stata dedicata al rapporto tra affreschi e Street Art. In queto caso, quattro seminari, durante i quali saranno messi a confronto due linguaggi artistici differenti per epoca storica ma vicini per tecniche e funzioni, metteranno in luce connessioni, analogie e differenze tra i due linguaggi artistici, testimonianza che la conservazione della memoria e lo studio del passato si manifestano nella nascita e nello sviluppo di pratiche simili a quelle antiche ma al tempo stesso innovative e mutevoli. Durante i seminari, sarà affrontato anche il tema della caducità, in un confronto volto ad analizzare problematiche conservative, di tutela e di restauro delle opere antiche e di quelle contemporanee.

Contemporaneamente, nello spazio urbano e all’interno del padiglione dell’Atelier, si muoveranno street artist, impegnati nella preparazione di bozzetti e di opere, che diventeranno patrimonio artistico della città. Gli artisti mostreranno ai fruitori dei seminari e ai visitatori come nasce un’opera d’arte, il processo di progettazione e realizzazione di un murale ispirato e dedicato alla città. I lavori da loro realizzati, distribuiti tra il centro storico e le aree periferiche della città, discenderanno da un processo di conoscenza e comprensione degli affreschi più importanti per i cittadini, rilevanti per vicende storiche, per riconosciuta qualità, per tradizioni ed eventi ad essi legati.

E se il primo di questi seminari si è tenuto lo scorso 4 maggio, recando con sè il titolo “Dalla pittura antica ai muri del contemporaneo: espressioni artistiche a confronto”, il secondo si terrà nientemeno che domani, sabato 18 maggio: dal titolo “Street Art: esperienze pratiche di condivisione”, la giornata sarà dedicata ai progetti e alle esperienze degli operatori culturali, impegnati nell’ideazione, realizzazione e promozione di progetti di arte urbana. Protagoniste saranno quelle iniziative nate per confrontarsi con le testimonianze storiche e storico-artistiche che le città conservano, con le culture e le tradizioni dei luoghi ospitanti, con le identità culturali preesistenti, forti e resistenti nel tempo. Oltre a queste, protagoniste saranno anche quelle iniziative pensate per raccontare il paesaggio, la natura, il territorio nella sua conformazione primordiale e nel suo aspetto attuale, e quelle opere i cui colori siano in grado di confondersi con le tinte che il panorama offre alla vista, senza disturbare ma silenziosamente aggiungendo nuove tonalità e nuovi valori.

Ospiti di questa giornata saranno alcuni di quegli operatori culturali che rispettano lo spazio pubblico e onorano la grande opportunità che hanno di dialogare con i cittadini attraverso l’arte e la cultura, nella loro forma libera e gratuita. Ergo, tanti amici: dopo l’introduzione di Annalisa Ferraro, Responsabile Artistica per The Uncommon Factory, interverranno Simone Pallotta per raccontare “Sanba – successi e fallimenti di un progetto pubblico”, Silvia Scardapane per il “Parco dei Murales di Napoli Est: il valore sociale della street art”, Simona Nava per “Wall in Art | Muri d’Arte nella Valle dei Segni” e Carlo Vignapiano con Elena Nicolini per raccontare “PUBBLICA – Residenza d’arte Urbana, un progetto a cura Kill The Pig”. Domenica 19 maggio, alle ore 11.30, in Piazza Bachelet a Rieti, infine, su uno degli edifici di maggior valore per la città, il Palazzo di Giustizia, sarà inaugurata l’opera di Ozmo: l’artista ha deciso di  rendere omaggio a uno degli affreschi più rilevanti conservati sul territorio raffigurando “Il Giudizio Universale” dei fratelli Torresani e citando anche il Ratto delle Sabine che è una delle vicende più antiche e significative per la cultura reatina.

Ma non finisce qui. Altri incontri, infatti, chiuderanno il ciclo di questa prima turnata di TraMe: il primo giugno sarà la volta di “Problematiche conservative a confronto: la tutela dell’arte antica e contemporanea” che, assieme alle amiche Elena Astolfi e Alessandra Carrieri, affronterà il tema della caducità, in un confronto volto ad analizzare problematiche conservative, di tutela e di restauro delle opere antiche e di quelle contemporanee. Saranno ascoltate le testimonianze offerte dal territorio laziale e reatino, le esperienze di recupero e ripristino delle pitture murali del passato, e saranno mostrati al pubblico i risultati delle lunghe e impegnative campagne di restauro affrontate negli anni, finalizzate a salvaguardare e a tramandare ai posteri il ricco patrimonio artistico della Regione e della città di Rieti. Al tempo stesso, in un’azione di confronto costante, saranno esaminate le problematiche conservative e di restauro delle opere urbane contemporanee, deteriorabili e removibili, in alcuni casi, per loro natura, anche eternamente rinnovabili. Saranno messe a confronto le molteplici pratiche di street art, differenti per materiali e metodologie esecutive, per gradi di persistenza e di valore dell’effimero. Oggetto di analisi sarà l’utilizzo di materiali instabili e temporanei, raffrontate con le tecniche tradizionali, sopravvissute nei secoli.

Il 15 giugno, infine, sarà la volta di “La Street Art raccontata dagli artisti”, quarta e ultima giornata del ciclo di seminari, che vedrà come protagonisti gli artisti, invitati a raccontare le proprie ricerche e i propri progetti. Impegnati ad interagire con il contesto urbano e a confrontarsi con lo spazio pubblico, gli street artist esamineranno potenzialità e difficoltà del proprio lavoro, narrando, non solo attraverso le parole, ma anche attraverso le immagini, la storia delle proprie opere e il risultato delle proprie sperimentazioni in tema di interazione e dialogo con il pubblico, con il territorio, con passanti e abitanti delle città. Il seminario racconterà l’impegno di quegli artisti d’oggi che hanno trovato nelle forme e nelle tecniche del passato un vademecum per i propri lavori, e nelle memorie dei secoli scorsi l’ispirazione e la spinta per innovare. Durante l’incontro, si ascolteranno le vicende di chi si è confrontato con l’arte sacra, che oggi come allora primeggia in simbolismo e forza evocativa; si conoscerà il lavoro di quegli artisti che attraverso l’arte urbana hanno scelto di raccontare gli eventi storici dei giorni d’oggi, la società che ci circonda, paure, ansie, frustrazioni dei nostri tempi. Protagonisti saranno anche quegli artisti impegnati a raccontare il territorio, la natura, le tradizioni, la storia, convinti che seguire le tracce delle antiche memorie e comprendere l’unicità dei luoghi sia la strada giusta per innescare un processo di integrazione delle opere nel paesaggio preesistente.


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