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Alla Key Gallery di Milano apre la collettiva “Topolino iconoclasta”

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Da Dalì ad Andy Warhol, da Roy Lichtenstein a Claes Oldenburg, passando per Mimmo Rotella, Banksy e Damien Hirst. Diciamoci la verità: nemmeno gli artisti contemporanei più blasonati al mondo hanno saputo resistere al fascino del Topo Michele, il Mickey Mouse tanto amato da grandi e piccini.

Non è un caso: Topolino è il simbolo di una società, quella occidentale, e di una classe, quella popolare, che è capace di attirare a sè simpatia e veri e propri fan. Merito del suo carattere bonario, della sua capacità di fare amicizia, del suo intuito che lo porta a riconoscere i colpevoli e ad aiutare le vittime.

Ma occhio a non confonderci: chi di voi conosce veramente la genesi del personaggio? A raccontarlo è Walt Disney in persona, che in una chicchierata pubblicata postuma dice: «[I topi] erano soliti lottare per le briciole nel mio cestino dei rifiuti, quando lavoravo da solo fino a tarda notte. Li presi e li tenni in gabbiette sulla mia scrivania». Non solo. Qualcuno ricorderà che in più di un’occasione Topolino ha assunto droghe (anfetamine e oppio, per esempio), ha tentato il suicidio e in un’edizione speciale pubblicata qualche anno fa da Einaudi, l’eroe perfetto commetteva diversi crimini, fra cui aiutare a fuggire dalla prigione Gambadilegno, l’acerrimo nemico di sempre. Non solo lo aiutava a fuggire, ma oltrepassavano il confine di una nazione illegalmente.

Insomma, sempre il bravo ragazzo che abbiamo imparato a conscere tramite animazione e strisce? Ed è (anche) da qui che muove la mostra “Topolino iconoclasta”, da oggi al 19 ottobre prossimo alla mitica Key Gallery di Milano. La curatela non poteva che essere di Giacomo Spazio che, assieme a molti altri artisti della scena “urban”, ha reinventato la figura di Mickey Mouse. Come? Attaccando così: “Ho sempre amato Topolino. Il mangiatore di oppio. L’assatanato. Lui è sempre stato il vero deviato. Un ribelle. Uno contro… anche se stesso. Purtroppo hanno usato il suo volto come massimo esempio di perfezione che illumina la via, solo per tenerci schiavi. Per questo vi chiedo di ribellarvi a questa lettura del topo più famoso del pianeta”.

Curiosi? Beh, leggete qui: “Questa esibizione collettiva ci mostra Topolino come un’icona transgenerazionale che può descrivere tutto lo scibile. Tuttavia definire questa mostra a parole non è così facile, anche se si tratta semplicemente di arte. Underground? SuperPop? Sicuramente strana, ma nello stesso tempo seducente. Il modo migliore per trarne una sintesi direbbe il mio amico Aristotele, è venire a vederla di persona. Vi aspettiamo!”


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