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A Roma inaugura la mostra Truth|Trasforma

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Le città di confine mi sono sempre piaciute: le loro anime sono tante (due, almeno), i loro abitanti parlano diverse lingue, le loro tradizioni non sono monolitiche e la loro natura le porta a essere “ambigue”, con un piede di qua e uno di là.

Ebbene, la mostra “Truth | Trasforma”, che inaugura oggi, venerdì 13 dicembre, alla Galleria Horti Lamiani di Roma, è proprio così: molteplice. A farmi riflettere su questo punto è il suo curatore, Tiziano Tancredi, amico che avevo conosciuto in occasione della prima presentazione del progetto Kill The Pig sulle pagine di Another Scratch In The Wall. Durante una bella chiacchierata, Tiziano mi ha infatti raccontato di più sull’artista (a me fino a quel momento ignoto) che ha deciso di seguire tramite i saggi consigli di JBROCK.

Scopro, dunque, che Alessandro Sabong in arte Truth è un romano di seconda generazione, nato a Roma da immigrati filippini, che si è avvicinato al mondo dei graffiti sotto lo pseudonimo “Sage”, ma che ha poi frequentato diverse scuole d’arte. Nel 2012 supera il test d’ammissione della Scuola d’Arte della Medaglia dell’istituto poligrafico Zecca dello Stato, arrivando per 13esimo.

13, come parte del suo nuovo nome d’arte, 13Truth. 13, come le opere che si è deciso di mettere in mostra: sculture con edicole, nella fattispecie, su cui l’artista è andato a inserire altre opere realizzate con la modellazione in cera, la formatura, la stampa in gesso, l’incisione, la pittura acrilica su carta. “Il format dell’edicola – mi spiega Tiziano – è pertinente con la Roma classica e conferisce alla mostra intera il significato condiviso della classicità. Tuttavia, allo stesso tempo, Alessandro viene dai graffiti, mondo dal quale ha tratto riferimenti come giacche, scarpe, pittura a spray, modelli contemporanei con riferimento urbani che vengono così contaminati con l’antico”.

E che dire del titolo, “Trasforma”? La parola Trasforma, desunta dalla terza preghiera del Gongyo buddista, è nelle parole dell’artista “processo di trasformazione interno che ci permette di convertire i nostri desideri invisibili in realtà concrete, di capovolgere una situazione sfavorevole in una inaspettatamente ‘fortunata’. È una legge, un punto di vista, una consapevolezza da condividere, una promessa fatta a noi stessi, la formula attraverso la quale poterci realizzare.”

Ricerca spirituale che si fonde con quella artigianale, dunque, al punto che “la mostra – prosegue Tiziano – verrà sviluppata in sequenza dalla prima all’ultima opera, da Latenza a uno specchio, che ci consentirà di vedere come noi spettatori, per primi, siamo cambiati nel corso della fruizione della mostra stessa. Un’operazione sincretica di forte democratizzazione in cui la dimensione aulica viene tradotta in un linguaggio prosaico, attuale, in grado di rispondere a bisogni concreti e reali quali può essere il diritto alla cittadinanza per un artista italiano di seconda generazione. Ad irrorare il ciclo di lavori è un immaginario dalle tinte sanguigne, ancestrali, cupe, tragiche che deflagra in un espressionismo vernacolare con l’intento di mettere in luce “una spiritualità non religiosa ma umana, ricostruita a misura, giovane, moderna, urbana, attuale, universale che unisce e permette un confronto costruttivo perché necessario.”


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