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Apre a Milano la mostra “FLYCAT | THE PIECE (PEACE) MAKER”, per raccontare 36 anni di Writing

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Me la ricordo ancora la prima volta che ho incontrato FlyCat. Erano gli anni del master in giornalismo, Another Scratch In The Wall era ancora il blog di una studentessa che scassava le palle a ogni artista che incontrava per caso e FlyCat era uno di questi, conosciuto grazie all’amico Rendo. Il nostro primo incontro non poteva che avvenire in metropolitana: ci siamo fermati a chiacchierare a lungo in un bar della fermata Lima, sotto terra.

Lui, gentilissimo, mi ha parlato della sua esperienza 30ennale, della sua conoscenza di writer che all’epoca erano per me nomi vuoti, motivo per cui me li scrisse a mano sul taccuino. E, a proposito di taccuino, appena lo estrassi per prendere gli appunti dell’intervista, lo guardò con estremo interesse, quasi fosse stato folgorato, e, spiazzandomi, mi chiese: “Posso fare una foto di una pagina a caso?”.

A nessuno aveva mai manifestato tanto interesse alla mia calligrafia, anzi spesso perculata per la sua capacità di essere un misto di stenodattilografia autodidatta e i resti di un incidente che non mi fa più chiudere le lettere nella loro parte sinistra. La reazione più quotata è “Ma cos’è, arabo?”. Solo dopo, capii.

Da quel momento ho approfondito la sua conoscenza sia di persona, dentro e fuori mostre, sia sui libri, sia grazie ai racconti che i tanti amici mi fanno, spesso, su di lui. Perché questo memorial? Perché in tanti, a modo loro (ma pur sempre a ragione), e io anche io qui, stanno spingendo la mostra “FLYCAT | THE PIECE (PEACE) MAKER” che apre stasera alla MyOwnGallery dello Superstudio Milano di via Tortona 27: 36 anni di writing, circa 100 opere in mostra, di cui oltre 50 inedite e Rolling Y, la prima auto giocattolo, un’installazione site specific e un’edizione speciale della fanzine Pzyko Vision. Una mostra, insomma, che si prospetta essere una bomba, quella che è giusto che esploda nella vita di una persona (e artista) allo spegnimento della sua 50esima candelina.

“Figura chiave della cultura underground tra Italia e Stati Uniti, FLYCAT nel 2010 viene nominato discepolo e difensore della 25esima lettera dell’alfabeto con il grado di Y-1 da Rammellzee, figura iconica del writing e dell’intera scena artistica newyorkese dalla fine degli anni ’70. Un riconoscimento che ha portato il writer a essere di fatto uno dei pionieri in Italia della cultura originaria del writing. A testimonianza del rispetto e della stima che Flycat ha conquistato tra i writer americani, in mostra saranno presenti esclusivi video-tributi all’artista, tra cui gli omaggi di Sick Jacken degli Psycho Realm, Chaz Bojorquez, Kemo The Blaxican, Sal Rojas e molti altri”.

Non solo. “Al centro dell’esposizione un’installazione site specific realizzata dall’artista per gli spazi della galleria e la reinterpretazione delle mappe della metropolitana milanese, omaggio alla città natale del writer ed emblema della serie LETTERE dedicate al tessuto urbano. L’esposizione è accompagnata dalla pubblicazione di un numero speciale della fanzine Pzyko Vision, che rivive a distanza di 27 anni attraverso un’edizione limitata interamente realizzata a mano da FLYCAT”.


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