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Il “blackout emotivo” fotografato (e rielaborato) da SoCoD-19: intervista a Biancoshock

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Utilizzare la tecnica del databending per raccontare questo particolare momento storico attraverso un flusso di pensieri ed emozioni che danno vita a un “blackout emotivo”.

È SoCoD-19 (Source Code Disease 2019), il nuovo progetto del visionario Biancoshock che, questa volta insieme a Rolenzo, “esploratore” del lato creativo della programmazione, vuole raccogliere, attraverso un’apposita applicazione, la testimonianza emotiva delle persone in questo periodo di emergenza e lock down: “un racconto aperto di persone – come lo definiscono gli autori – che stanno vivendo un blackout comune ma intimamente diverso, che risveglia emozioni oppresse come la paura, la solitudine, l’ansia, i rimpianti, e che porta a pensare alla necessità di cambiamento e ad una nuova scala dei valori”.

Per farlo, si è deciso di applicare la tecnica del databending, ossia un processo di manipolazione di un file multimediale di un determinato formato, utilizzando un software progettato per modificare file di un altro formato, per esempio aprire un file audio con un programma che legge i testi.

Il risultato? È già visibile su JOIN: qui, la fotocamera frontale del proprio cellulare si attiva automaticamente per scattare un selfie e, dopo averlo confermato, un form invita a descrivere con una frase il proprio blackout emotivo attuale. La pagina STREAM del sito offre da un lato un flusso di ritratti ‘contagiati’ da questo periodo storico, dall’altro i codici sorgente di fotografie contenenti i blackout emotivi che scorrono incessantemente in un infinito flusso. Si crea un flow di esperienze emotive, che rimarranno a posteriori per testimoniare una pandemia emozionale che ha spezzato democraticamente gli equilibri del mondo e dei loro abitanti.

“Il progetto – mi racconta Biancoshock – è stato ufficialmente lanciato giovedì scorso, ma è online da due settimane. È nato dopo un lungo scambio tra di noi che ha trovato una perfetta sintesi dei nostri percorsi in questo progetto. Una volta partorita l’idea, abbiamo creato in tempi record tutta la struttura, sviluppata interamente da Rolenzo che ha creato il sito, il programma che ti permette di partecipare e, soprattutto, ha creato l’algoritmo che manipola la fotografia, elaborando il codice alfanumerico che la compone e inserendo al suo interno il blackout emotivo dell’utente, esportandola nuovamente in formato JPG. Poi abbiamo speso 5-6 giorni per testare il programma su tutti i dispositivi e su tutte le piattaforme. Diciamo che dovevamo uscire in frettissima perché è un progetto strettamente correlato a questo tragico momento storico e alle sensazioni che ci sta facendo vivere”.

Ok la natura del progetto, legata molto alla contingenza, ma non avete pensato di raccogliere i dati che avrete a disposizione e fornirli a professionisti quali psicoterapeuti, sociologi, antropologi? “Per ora – procede Biancoshock – ci interessa raccogliere la testimonianza emotiva delle persone e creare questo flusso di immagini e pensieri che scorrono. Non sappiamo ancora se ci fermeremo qui. È un tipo di progetto che può avere anche un interesse sociologico/antropologico nel momento in cui arrivassimo ad avere un numero importante di persone ‘Socoidate’. Sicuramente stiamo pensando di esibirlo in una mostra, ma tra un po’ di tempo. Quando la gente si sarà già dimenticata di questo periodo a dir poco unico”.

 


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