Mosaici di Invader rubati a Parigi. I ladri: “Siamo del Comune”

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In un recente articolo della pagina romana de la Repubblica si legge: “Street art, spariti i mosaici dei marziani di Invader”, con particolare riferimento all’Esquilino. Tutto vero, con tanto di testimonianza di una pagina Facebook legata ai fatti di zona e di supposizioni in stile Sherlock Holmes sul reo del “recente” furto. Ma quello che forse i colleghi romani non sanno (o, visto il caldo, fingono di non sapere) è che le opere di Invader sono iniziate a sparire dalla Capitale nel 2010/2012. E che ora, checché ne dicano i media italiani, la vera notizia è un’altra: interessa ancora Invader, ma nella città di Parigi.

Viaggio a Berlino, tra ferrovie, spiagge multietniche e gentrificazione

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Natale con i tuoi e Pasqua.. a Berlino! È andata proprio così: dopo sei anni, durante le ultime vacanze pasquali, sono tornata nella città europea più iconica che conosca, la città degli edifici bombardati e (quasi) mai ricostruiti, del muro, dello zoo, della comunità turca. E, ovviamente, della Street Art. Certo, durante il ponte visitare musei e locali è impresa ardua: ma la strada, per fortuna, non chiude mai e, gambe in spalla, ho girato la capitale tedesca alla ricerca della Street Art, locale e internazionale.

Un gallo per una comunità multietnica. Il regalo di Ozmo ai ragazzi di Miami

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Dall’Italia agli Stati Uniti la strada è breve. Specie si ti chiami Ozmo, sei uno street artist di formazione milanese e porti tutta la tecnica e la bellezza dell’arte nostrana in trasferta negli States. Dopo San Francisco, infatti, anche la città di Miami ha invitato l’artista a realizzare un grande murale: l’opera che ne è nata è “Grab the cock”, dipinta il 10 dicembre scorso e posta all’interno della scuola elementare Eneida M. Hartner, nel cuore dell’art district di Wynwood. Non una scelta causale: la scuola è infatti frequentata da un melting pot di bambini figli di minoranze che vivono al di sotto della soglia di povertà, mentre il protagonista araldico dell’opera, un gallo, è uno dei simboli più cari alla comunità caraibica e cubana che abita nei quartiere attigui.

Olimpiadi Rio 2016, lo street artist tedoforo e la mappa dei murales in città

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Tutto è pronto: gli atleti si sono allenati per mesi, i campi di gioco sono stati misurati con attenzione “olimpica” e i tedofori hanno sfilato per tutta la città di Rio de Janeiro, portando la fiaccola fino al tripode del Maracanà. E proprio lì, tra i bambini delle favelas e gli adulti dei bei palazzi del centro, ci sono anche loro, i murales. Sì, perché nella capitale carioca l’arte di strada non è solo uno strumento di rigenerazione urbana (come ci piace dire in Italia), ma un vero e proprio stile di vita che allontana i più piccoli dal degrado, facendo loro conoscere i principi della legalità, della socialità e dell’amicizia.

Banksy, svelata l’identità del solito noto

Nel Mondo, Recensioni

Che Banksy sia un piccolo fuorilegge, paragonabile quasi a Robin Hood, è cosa risaputa. Ma da qui a trattarlo come se fosse un serial killer che miete vittime in incognito ce ne passa: eppure gli studiosi della Queen Mary University of London hanno studiato il fenomeno Banksy utilizzando tecniche avanzate per la localizzazione geografica dei criminali ricercati. E ora sostengono di avere svelato l’ identità del più noto street artist vivente al mondo.

Occultata l’ultima opera di Banksy, la prima a essere interattiva

Nel Mondo

Non è la prima volta che Banksy si schiera sulla questione dei migranti a Calais: prima con Dismaland, poi con Steve Jobs, nella notte di sabato 23 gennaio l’artista britannico è andato all’attacco del trattamento dei migranti nella Jungle del sud della Francia con una nuova opera, la prima nella storia di Banksy a essere interattiva. Realizzata sulla parete dell’ambasciata francese a Knightsbridge, nel centro della Londra bene, è stata subito coperta.

Stencil e paste up per ricordare i ragazzacci di Charlie Hebdo

Nel Mondo

Non poteva che essere una commemorazione per immagini quella celebrata ieri, martedì 5 gennaio, in Rue Appert a Parigi. Qui, alla sede del giornale satirico “Charlie Hebdo”, un anno fa morivano in un attacco terroristico rivendicato dall’Isis 11 persone, tra cui molti vignettisti della redazione parigina. Oggi, a un anno di distanza, un film, una nuova copertina del giornale e alcuni stencil apposti all’ingresso dell’edificio ricordano i fatti di quel 7 gennaio 2015, quando vennero uccisi Jean Cabut (Cabu), Georges Wolinski, Bernard Verlhac (Tignous), Philippe Honorè, Bernard Maris, Elsa Cayat, Michel Renaud, Mustapha Ourrad, Frèderic Boisseau, Franck Brinsolaro e Ahmed Merabet.