Dal social al sociale. La storia bella e tutta palermitana di Street Art Factory

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Se l’avessi saputo per tempo ne avrei certamente scritto prima. Ma Street Art Factory è così: per scelta dei suoi ideatori il progetto non stato è pubblicizzato, non in modo massiccio, “perché è in fase di semi attivazione. Vogliamo testare la validità del modello che stiamo portando avanti prima di sbandierarlo in giro: il nostro obiettivo è renderlo auto sostenibile”. Mi pare che questo motivo sia abbastanza valido per perdonare Mauro Filippi, project manager di Street Art Factory, per non averne fatto parola prima.

Looperfest & ZuartDay: la Street Art al servizio della comunità

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“Quando l’anno scorso avevamo lavorato qui per la prima volta – mi racconta Rendo, passeggiando tra bombolette e installazioni – la strada era uno schifo, c’erano dei pannelli di amianto, i muri erano scrostati. Guarda adesso com’è tutto migliorato”. E a giudicare dalla situazione attuale, di lavoro se n’è fatto tanto e bene.

JR arriva in Italia: ecco i volti multietnici di 269 bambini fotografati dal Collettivo Collirio

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Il blasonato street artist francese JR sbarca in Italia. A Milano per la precisione dove, all’Istituto Comprensivo Statale Scialoia, ha preso vita il progetto “Tutto il mondo in una scuola”: 269 foto che ritraggono i volti di alunni (dai 5 ai 10 anni), maestri e personale dell’istituto in un vero e proprio annuario a cielo aperto. Merito del Collettivo Collirio, action group milanese, e del dirigente scolastico Ida Morello che, assieme a tutto il corpo docenti, si sono messi in gioco partecipando all’Inside Out Project, iniziativa di partecipazione artistica voluta proprio dallo stesso JR.

33 anni dopo si torna a Quattordio, sulle tracce di Delta 2, Ero, Phase 2 e Rammellzee

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Era il 1984 quando, grazie a Francesca Alinovi, a Bologna tutto aveva inizio: “Arte di frontiera” furoreggiava alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e in Italia si aggirava il meglio della scena americana dei graffiti, con nomi del calibro di Delta 2, Ero, Phase 2 e Rammellzee. Furono proprio loro a essere stati invitati dalla IVI, Industrie Vernici Italiane (sponsor dell’evento, acquisita e divenuta nel 1986 PPG) in visita allo stabilimento di Quattordio: qui tra giugno e luglio i writers trascorsero molti giorni in azienda e a contatto con la popolazione, in un paese che mai prima di quel momento aveva conosciuto una cultura tanto diversa. I quattro realizzarono in azienda e in paese molte opere, schizzi e graffiti utilizzando qualsiasi tipo di vernice o resina, applicandoli sui più disparati oggetti, dai pannelli metallici alle tele, passando per le auto, una Vespa e addirittura un pullman, ma la maggior espressione artistica la misero sul muro della piazzetta centrale del paese (oggi Piazzetta Pettazzi), utilizzando bombolette spray.

Da controcultura a main stream: a Roma “Cross the Streets” racconta 40 anni di Writing e Street Art

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Quella che 20 anni fa era una controcultura guardata con stupore misto a sospetto dal grande pubblico italiano oggi diventa mainstream ed entra in uno dei più famosi musei capitolini: “Cross the Streets”, dal 7 maggio al primo ottobre al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, è infatti la mostra di una piattaforma culturale che getta le basi per una storicizzazione del fenomeno del Writing e della Street Art, tirando le fila del fenomeno artistico e mediatico fra i più influenti degli ultimi quarant’anni.

Tobagi, dalla Chiesa, Garofalo e gli altri: i volti “ostinati, tenaci, rigorosi” degli Orticanoodles

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“La legalità non è la legge. Trascende la legge. È più una condizione del pensiero, che in quanto tale governa le nostre azioni come un modello inevitabile; o viene vissuta come uno dei motori del proprio agire o appare come quella impalpabile sabbia che sempre rallenta e talvolta inceppa l’antichissimo e rodato meccanismo della sopraffazione, dell’inganno, del sopruso dell’uomo sull’uomo”.

Post Mao, post now, post Pao: la nuova mostra di Paolo Bordino

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Post Mao, post now, post Pao. Con questo esilarante titolo si è chiusa ieri la mostra di Pao alla galleria Il Castello di Milano, un’esposizione che ha proposto al pubblico 18 opere realizzate dall’artista milanese in un arco di tempo che va dal 2012 a oggi, tra tele, vetroresine e sculture urbane. “Inizialmente il sottotitolo doveva essere qualcosa come Post-Verità, Post di Facebook e Posti Smarriti“, si legge nella presentazione del catalogo a opera di Jacopo Perfetti: e in effetti il percorso contiene opere che vanno dal “post” (inteso come “dopo”) 2012 al “post” (inteso come commento) su Facebook, e un po’ di voglia di “postare” (qualunque significato gli si voglia attribuire) viene.