La Corte Costituzionale salva la legge “punisci writer”

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Ce la stavamo aspettando tutti, compreso quel writer milanese che, imputato per imbrattamento davanti ai giudici della Sesta sezione penale del tribunale, ha dovuto attendere che la Corte Costituzionale si pronunciasse in merito. Ma, alla fine, la sentenza è arrivata: si tratta della 102/2018 in cui la Consulta salva l’articolo 639 del Codice Penale, lo stesso che colpisce chiunque “deturpa o imbratta cose mobili altrui”, anche “se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati”. E che, non a caso, è stata ribattezzata legge “punisci writer”.

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Ultimo (ma solo in ordine di tempo) è il caso del writer milanese che lo sorso novembre si è visto piombare addosso una condanna definitiva di tutto rispetto: 6 mesi e 20 giorni di carcere per avere “imbrattato muri e vetrine” della zona di Ticinese nel 2012. Fortuna, viene da dire, che il malcapitato oggi vive a Shanghai (dove, per altro, lavora come grafico). Per tutto il resto, basta spulciare negli archivi del Tribunale di Milano e quella che era solo una supposizione diventa realtà: negli ultimi anni le sentenze di condanna per il reato di imbrattamento non hanno potuto prescindere da un aumento della pena previsto dalla legge.