Salvini come un gerarca: l’ultima opera (subito rimossa) di Beast

Recensioni

Matteo Salvini vestito da ufficiale nazista, con tanto di croce di ferro appuntata al taschino e svastica modificata con il simbolo del giglio a cingere il braccio. È questo l’ultimo fotomontaggio apparso a Milano, in via Palermo, e recante la firma di Beast, l’artista che gioca con la realtà modificandola al punto da renderla verosimile.

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Beast e il fotomontaggio: “La mia opera non è solo satira, ma un gioco di immagini tra vero e falso”

Interviste

Avevo scritto di lui, senza interpellarlo, nel lontano 2015, quando il blog aveva meno di un anno e io ero proprio alle prime armi: all’epoca mi ero fatta mille paranoie sul fatto che, se mai mi avesse letto, avrebbe potuto non approvare la visione che avevo non solo del suo modus operandi ma anche dei suoi fotomontaggi. Ma una cosa certa c’era: le sue opere mi facevano davvero impazzire.

Beast, il fotomontaggio si allea con la strada

In Italia

La foto, incorniciata ed esposta lo scorso 21 aprile in via Solferino a Milano, mostra una ventina di migranti assembrati chissà dove, mentre la scritta che accompagna le immagini urla più di loro: We are not businessmen we are a business, man. Tutte le volte che mi capita di vedere le opere di Beast il mio ricordo va inevitabilmente ai fotomontaggi che nella Germania degli anni Trenta il grafico dadaista Helmut Herzfeld, noto ai più come John Heartfield, faceva per la rivista tedesca “A-I-Z”. La tecnica, mutatis mutandis, è la stessa: applicare i ritratti degli uomini di potere (Hitler e Goering di inizio Novecento, Berlusconi e Renzi di inizio Duemila) a contesti stranianti e provocatori perché inadatti all’alone di ufficialità che le istituzioni portano con sé, il tutto condito da frasi a doppio senso, che giocano con le parole e aiutano la lettura iconologica dell’immagine.