#vecchiascuola La storia di Flycat: “L’Hip Hop ci ha salvati”

Interviste

“Eravamo arrabbiati, anche sgarbati, ma ci stava. Era quella cosa  che ci teneva vivi e che, personalmente, mi ha salvato” . È così che Flycat mi racconta la sua avventura nel mondo dell’Hip Hop milanese. Storia di vita e di arte, di amicizia e di famiglie (anche non naturali), nata con la breakdance prima e cresciuta con il Writing poi, figlia di una cultura per immagini che veniva direttamente dagli States. E così è stato, almeno per Flycat. Ma attenzione a non rimanerne abbagliati: non è tutto ora ciò che luccica.

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33 anni dopo si torna a Quattordio, sulle tracce di Delta 2, Ero, Phase 2 e Rammellzee

Recensioni

Era il 1984 quando, grazie a Francesca Alinovi, a Bologna tutto aveva inizio: “Arte di frontiera” furoreggiava alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e in Italia si aggirava il meglio della scena americana dei graffiti, con nomi del calibro di Delta 2, Ero, Phase 2 e Rammellzee. Furono proprio loro a essere stati invitati dalla IVI, Industrie Vernici Italiane (sponsor dell’evento, acquisita e divenuta nel 1986 PPG) in visita allo stabilimento di Quattordio: qui tra giugno e luglio i writers trascorsero molti giorni in azienda e a contatto con la popolazione, in un paese che mai prima di quel momento aveva conosciuto una cultura tanto diversa. I quattro realizzarono in azienda e in paese molte opere, schizzi e graffiti utilizzando qualsiasi tipo di vernice o resina, applicandoli sui più disparati oggetti, dai pannelli metallici alle tele, passando per le auto, una Vespa e addirittura un pullman, ma la maggior espressione artistica la misero sul muro della piazzetta centrale del paese (oggi Piazzetta Pettazzi), utilizzando bombolette spray.

La prima volta dei graffiti nell’Enciclopedia Treccani

Recensioni

“Pratica di espressione visuale ed artistica tipica dello spazio urbano, talvolta definita impropriamente graffitismo; negli Stati Uniti conosciuta semplicemente come “graffiti”, altresì con le espressioni spray-can art o aerosol art”. Così recita la definizione del lemma “graffiti”, per la prima volta nella storia della lingua italiana inserito nella più famosa delle enciclopedie nostrane, “la” Treccani.

Flycat, l’artista italiano col cuore negli States

Interviste

Writer, ma non solo. Rapper, ma non solo. Firmatario del Manifesto del Futurismo Celeste, ma non solo. Non c’è un unico termine che possa racchiudere l’estro di un writer (ma non solo!) che ha scritto la storia del movimento a Milano e nel resto del mondo: lui è, dal 1984, Flycat, al secolo Luca Massironi, classe 1970. Amante del disegno e della cultura hip hop, per queste passioni Flycat ha fatto di tutto negli ultimi 30 anni: fondare crew, vivere in America, “addirittura ballare break dance”, come mi dice scherzando. Un artista a tuttotondo, insomma, che ha alimentato in prima persona la nascita e gli sviluppi italiani di quell’inflessibile hip hop lifestyle dal sapore americano, fino a farlo diventare un lavoro.

Il “buon” writing di FlyCat e Ozmo

Recensioni

20.000 Euro di guadagno per 14 opere (di cui un live painting) di due artisti: è quello che FlyCat e Ozmo, leggendari writer della scena milanese e non solo, hanno regalato al Cisom (corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta) di Milano mettendo all’asta le proprie opere lo scorso 5 febbraio al Muba, il Museo del bambino di Milano. Ma la somma raggiunta è stata solo l’apice di un progetto a ben più ampio respiro: “Rise Up! La città che non dorme” è stato infatti ideato dalle giovani volontarie Giorgia Baruffaldi Preis e Giulia Solaro del Borgo per sensibilizzare i più giovani sul tema del volontariato attraverso l’arte di strada.