Banksy siriano, i graffiti ribelli della guerra civile. Intervista ad Abu Malek al-Shami

Interviste

Il 6 marzo del 2011 a Dar’a, città a maggioranza sunnita nel sud della Siria, un gruppo di ragazzi tra i 13 e i 16 anni disegna alcuni graffiti sul muro di una scuola: “Il popolo vuole rovesciare il regime”, si legge e, ancora, “È il tuo turno, dottore”, messaggio, questo, rivolto al presidente siriano Bashar al Assad, laureato in oftalmologia. Passa solo un giorno e uno a uno i ragazzini vengono arrestati da ufficiali di polizia e dei servizi segreti che promettono alle loro famiglie di trattenere i loro figli soltanto per poche ore. Ma le promesse non vengono mantenute e il 15 marzo del 2011 migliaia di persone scendono per le strade di Damasco e Aleppo in una delle prime grandi manifestazioni pacifiche del Paese contro il governo siriano. Il regime, però, risponde: ben presto cortei e dimostrazioni vengono repressi con la violenza, iniziando così una vera e propria guerra civile, di cui tutt’ora non si conoscono il numero esatto dei morti e l’esito.

Annunci