#vecchiascuola Atomo e la sua storia incredibile: “Eravamo ribelli di professione”

Interviste

Si chiude con Atomo, volto storico della politica meneghina, la carrellata di articoli in vista della serata di Vecchia Scuola. Volutamente di parte, amante dei fumetti, grande amico di Shah e Swarz, Atomo ha spauto stregarmi con i suoi racconti di lotta, di eccessi e di ribellione. Ma tutto nel nome di un ideale, anche estetico.

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#vecchiascuola Shah, la writer dei centri sociali: “Qui nessuna discriminazione di genere”

Interviste

Come ultimo appuntamento con la carrellata di articoli su Vecchia Scuola, in attesa della presentazione di questa sera, avevo inizialmente pensato a un pezzo unico che contenesse le testimonianze di due big della scena milanese dei centri sociali: Shah e Atomo. Solo dopo averli intervistati mi sono resa conto che, nonostante l’amore fraterno che li unisce, trattenerli entrambi in un unico articolo sarebbe stato riduttivo: quanti racconti avrei dovuto tagliare? Quanti ragionamenti avrei dovuto mozzare? Non se ne parla proprio.

Quando la retorica avanza (e non sappiamo dove metterla)

Recensioni

Il 27 ottobre 1480 i pittori Perugino, Botticelli, Rosselli, Ghirlandaio e i rispettivi collaboratori iniziarono ad affrescare, con storie tratte dall’Antico Testamento, le pareti laterali della Cappella Sistina. Ma nel secolo successivo avvenne il primo smacco: Michelangelo distrusse la maggior parte delle opere realizzate dai suoi predecessori per apporvi il suo lavoro, quello che interessò la volta prima e la parete del Giudizio Universale poi. Ma nel 1564 anche il grande artista del Rinascimento italiano venne a sua volta sottoposto a una sorta di damnatio memoriae: il pittore Daniele da Volterra, da quel momento passato alla storia come il Braghettone, vestì infatti le nudità dei santi michelangioleschi con le famose “braghe”, oscurando così per sempre la potenza che i corpi sprigionavano nella loro assenza di veli.

Spazio pubblico autogestito Leoncavallo, Milano

In Italia

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“Il Leoncavallo è il luogo della vita”, scriveva un imprevedibile Vittorio Sgarbi sulle pagine di un catalogo Skira del 2006 interamente dedicato ai graffiti. L’allora assessore alla Cultura del Comune di Milano difendeva a spada tratta le opere apparse, nel corso del tempo, sui muri dello storico centro sociale autogestito milanese, sostenendo che “Questi muri vanno tutelati”.