Urban Creativity Conference: cosa significa studiare la Street Art?

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Si è appena conclusa a Lisbona la Urban Creativity Conference 2018 (dal 5 al 7 luglio scorsi), levento accademico che per il quinto anno consecutivo ha radunato i ricercatori di tutta Europa per confrontarsi su tematiche legate al mondo dei Graffiti e della Street Art. Tre giorni intensissimi ospitati dalla Facoltà di Belle Arti e da quello che sarà il Museo MARCC, Museo dedicato allArte Urbana, che accoglierà la collezione di opere appartenenti a Vhils, e una serie di mostre temporanee di artisti portoghesi ed internazionali. Lisbona si riconferma così una delle città cardine per lo sviluppo e la diffusione di tutte quelle pratiche artistiche che trovano nella strada il loro luogo di espressione.

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Da Ravenna a tutta Italia, i lavori del primo tavolo nazionale sulla Street Art

Interviste

Ancona, Asti, Bologna, Ferrara, Firenze, Genova, Milano, Modena, Napoli, Parma, Torino e Regione Piemonte: c’erano i rappresentanti di molti Comuni italiani, lo scorso 15 febbraio, a Ravenna. Il motivo? Partecipare alla prima riunione operativa del Tavolo nazionale sulla street art, di cui il Comune di Ravenna è stato designato capofila.

Street Art, anche alla Scuola di Giornalismo Walter Tobagi di Milano

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E il primo è andato. Pochi giorni fa ho concluso il primo anno di una grande avventura iniziata lo scorso ottobre, quella del Master di Giornalismo Walter Tobagi di Milano: una palestra di formazione continua verso la professione, quella vera, del giornalismo di qualità.

Tutta la Street Art a portata di click

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In principio era il Google Cultural Institute. Piattaforma on line nata nel 2011 con l’intento di raggruppare opere site in tutto il mondo, è un progetto di Google con cui gli utenti possono trovare e consultare opere pittoriche, monumenti, siti del patrimonio mondiale, ma anche mostre digitali e archivi di tutto il mondo troppo spesso chiusi al pubblico, per un totale di oltre 80.000 immagini. Un modo innovativo ma soprattutto interattivo per approcciarsi alla cultura: oltre alla possibilità di alimentare l’enorme contenitore attraverso un’apposita sezione con cui è possibile aggiungere e segnalare il proprio museo, istituto o collezione privata, la parte più divertente del progetto è infatti la creazione di musei personali per ogni utente. Prive di qualunque vincolo e assicurazione, le opere possono così essere disposte in un percorso museale del tutto personale che prevede la possibilità di abbinare a ogni opera una colonna sonora, una indicazione bibliografica, un video di presentazione. In tutti questi casi il collezionista virtuale resta nell’ombra: il Google Cultural Institute non chiede di associare un profilo alla galleria personale.