“Milano”: la personale di 2501 alla Wunderkammern meneghina

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“Amici di MILANO dopo anni che non faccio una personale a MILANO eccoci qua… la mostra si chiama MILANO, sa di MILANO ed è fatta anche da tutti voi che a MILANO ci state e mi conoscete… croce e delizia… vediamoci che ce la raccontiamo su MILANO!… e ovviamente ne berremo vari”.

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“Niente può fermarmi”: la prima personale di JonOne alla Wunderkammern di Roma

Recensioni

“Non ho ricevuto alcuna educazione artistica: all’epoca in cui taggavo i treni a New York non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei espresso su tela”. È così che l’artista insignito della Legion d’onore dalla Repubblica francese, JonOne, racconta la sua vita artistica, iniziata sui muri di Haarlem e giunta nelle gallerie di tutto il mondo, da Hong Kong a Zurigo, da Los Angeles a Tel Aviv, da Seoul a Mosca.

La calligrafia di L’Atlas arriva a Milano: alla Wunderkammern inaugura “Cryptograms”

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“La vita è energia ed anche la calligrafia è energia, dipingere è la traduzione dell’energia pura”. Così la pensa L’Atlas, parigino classe 1978 che proprio per le strade di Parigi ha iniziato la sua carriera come writer e che nel resto del mondo ha perfezionato il suo stile calligrafico: giusto il tempo di conoscere Bando, Mode2, The Chrome Angels, di fare qualche viaggio tra Siria, Marocco, Brasile e Cina e di tornare a casa. E non poteva che fare riferimento alle lettere il titolo della sua nuova mostra, “Cryptograms”, che inaugura oggi alla galleria Wunderkammern di Milano.

Rules of Engagement in Wunderkammern. L’intervista a Mark Jenkins e Rero

Interviste, Recensioni

Eros e thanatos, odi et amo, o ti amo o ti ammazzo. Due sentimenti agli antipodi che mai l’uomo ha saputo concentrare in un’unica espressione. Mai, all’infuori di “rules of engagement”. Nella lingua inglese, infatti, le regole di ingaggio sono direttive emanate da un’autorità militare che specificano le circostanze, le condizioni e i limiti sotto i quali le forze possono combattere col nemico. Tuttavia, l’engagement è anche l’accordo formale a sposarsi.

“My good old habits”, ecco le buone vecchie abitudini di Joys e Peeta

Interviste

Vizi, consuetudini, routine quotidiana. Attenersi alle proprie abitudini, senza mai cambiarle, è nella natura umana. Anzi, la pigrizia di mettersi in discussione e la paura di tradizioni altrui, che possano destabilizzare il nostro credo, non permettono il miglioramento della nostra condizione, e tutto ciò che ai nostri occhi appare nuovo e diverso viene allontanato e raramente adottato. Ma cosa succede se a incontrarsi e a mettersi in discussione sono due writer, mostri sacri del genere in Italia?

Tra sogno e realtà. L’uomo al centro nelle opere di David de la Mano

Interviste

L’uomo con i suoi sogni, l’uomo con le sue paure, l’uomo con la sua storia. Sul finire del Quattrocento era normale imbattersi nell’artista ossessionato dall’antropocentrismo, genio rinascimentale intriso della cultura umanistica di Pico della Mirandola, Leon Battista Alberti e Leonardo. Ma si dà il caso che, oggi, il pittore che mette l’uomo al centro della sua riflessione artistica sia un 41enne che si aggira per il mondo indossando un cappellino verde militare e dipingendo su tele bianche figure umane stilizzate e rigorosamente nere. David de la Mano può essere considerato, insomma, un Leonardo dei giorni nostri, che scruta l’uomo e la sua relazione con la realtà per trasportarla in opere a metà tra l’incubo e la fiaba, tra la fragilità e la malinconia. Ce ne dà un assaggio in “Latitude”, la nuova mostra che inaugura oggi alla galleria Wunderkammern di Milano e che resterà aperta fino al 21 gennaio 2017.

Prima che il b-boy esploda: Doze Green si racconta nella personale “Limbo”

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Un vinile, “Up Rock”, che è un vero spartiacque, e, in copertina, un graffito del 1984. Inizia così la mia chiacchierata con uno dei pionieri del movimento dei Graffiti e dell’Urban Art, Doze Green. Classe 1964, Doze, con la sua vita da vero b-boy, rappresenta l’essenza della cultura Hip Hop grazie alle sue frequentazioni con writer come Rammellzee, artisti come Andy Warhol, breaker come Crazy Lags. Oggi, a 52 anni, il writer ha raggiunto quello che lui stesso ha definito il suo “mid point”: lo espone alla mostra “Limbo” con cui la galleria Wunderkammern di Milano, dal 28 settembre al 2 novembre, riapre la stagione artistica.