Rules of Engagement in Wunderkammern. L’intervista a Mark Jenkins e Rero

Interviste, Recensioni

Eros e thanatos, odi et amo, o ti amo o ti ammazzo. Due sentimenti agli antipodi che mai l’uomo ha saputo concentrare in un’unica espressione. Mai, all’infuori di “rules of engagement”. Nella lingua inglese, infatti, le regole di ingaggio sono direttive emanate da un’autorità militare che specificano le circostanze, le condizioni e i limiti sotto i quali le forze possono combattere col nemico. Tuttavia, l’engagement è anche l’accordo formale a sposarsi.

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“My good old habits”, ecco le buone vecchie abitudini di Joys e Peeta

Interviste

Vizi, consuetudini, routine quotidiana. Attenersi alle proprie abitudini, senza mai cambiarle, è nella natura umana. Anzi, la pigrizia di mettersi in discussione e la paura di tradizioni altrui, che possano destabilizzare il nostro credo, non permettono il miglioramento della nostra condizione, e tutto ciò che ai nostri occhi appare nuovo e diverso viene allontanato e raramente adottato. Ma cosa succede se a incontrarsi e a mettersi in discussione sono due writer, mostri sacri del genere in Italia?

Tra sogno e realtà. L’uomo al centro nelle opere di David de la Mano

Interviste

L’uomo con i suoi sogni, l’uomo con le sue paure, l’uomo con la sua storia. Sul finire del Quattrocento era normale imbattersi nell’artista ossessionato dall’antropocentrismo, genio rinascimentale intriso della cultura umanistica di Pico della Mirandola, Leon Battista Alberti e Leonardo. Ma si dà il caso che, oggi, il pittore che mette l’uomo al centro della sua riflessione artistica sia un 41enne che si aggira per il mondo indossando un cappellino verde militare e dipingendo su tele bianche figure umane stilizzate e rigorosamente nere. David de la Mano può essere considerato, insomma, un Leonardo dei giorni nostri, che scruta l’uomo e la sua relazione con la realtà per trasportarla in opere a metà tra l’incubo e la fiaba, tra la fragilità e la malinconia. Ce ne dà un assaggio in “Latitude”, la nuova mostra che inaugura oggi alla galleria Wunderkammern di Milano e che resterà aperta fino al 21 gennaio 2017.

Prima che il b-boy esploda: Doze Green si racconta nella personale “Limbo”

Interviste

Un vinile, “Up Rock”, che è un vero spartiacque, e, in copertina, un graffito del 1984. Inizia così la mia chiacchierata con uno dei pionieri del movimento dei Graffiti e dell’Urban Art, Doze Green. Classe 1964, Doze, con la sua vita da vero b-boy, rappresenta l’essenza della cultura Hip Hop grazie alle sue frequentazioni con writer come Rammellzee, artisti come Andy Warhol, breaker come Crazy Lags. Oggi, a 52 anni, il writer ha raggiunto quello che lui stesso ha definito il suo “mid point”: lo espone alla mostra “Limbo” con cui la galleria Wunderkammern di Milano, dal 28 settembre al 2 novembre, riapre la stagione artistica.

Wunderkammern, a Milano la mostra “prevedibilmente irrazionale” di JonOne

Interviste

Sarà pure cresciuto a Parigi, ma l’imprinting newyorkese JonOne non l’ha mai perso. Nemmeno nella sua mostra italiana, la quinta in ordine di tempo dopo quelle del 1988, del 1994 e le due del 2009, ma la prima alla Wunderkammern di Milano. La galleria, che il due mesi fa aveva debuttato con una personale (la prima in città) di Blek Le Rat, questa volta si orienta sul writing con inflessioni pop dell’artista di Haarlem: dal 16 marzo al 21 maggio “Predictably irrational” inonderà di lettere colorate gli spazi bianchissimi dello spazio di via Ausonio 1.

Milano’s Wunderkammern opens with Blek Le Rat. And Grafite HB has now a prestigious member

Interviste

Who said that galleries are in crisis? Mostly if we talk about those galleries that work with street art (subject that, according to statements made by Artcurial auction house, collected 3.6 million Euro in 20015, 60% more than 2014). The evidence of this is that this evening, at 18.30, is going to open the first office in Milan of Wunderkammer, one of the most important companies in Italy that opened his first gallery in Rome in 2008.